di Louis Hanquet, Francia, 2024, 71′
Félix, un giovane pastore malinconico e riservato, conduce una vita sospesa, fuori dal tempo. Vive da solo e lavora con il padre per allevare il gregge di famiglia. Dall'autunno alla primavera si prende cura dei suoi animali, li nutre e li custodisce nelle fitte foreste di lecci delle prealpi francesi. In estate, lascia il padre e percorre più di duecento chilometri a piedi per condurre la mandria ai pascoli di montagna, fino alla valle dell'Ubaye, nelle Alpi dell’Alta Provenza. Lì, per lunghi mesi, lontano da tutto e da tutti, vive in un mondo fatto di rocce, inaccessibile, dove si aggira un essere invisibile: il lupo. Contro le convenzioni e la consuetudine del mondo contemporaneo, Félix ha scelto una professione che lo isola e lo tiene lontano dal mondo.
Interviene Mauro Gervasini, critico cinematografico, Responsabile Cinema del Trento Film Festival.
Quinlan.it - Félix è a cena con i suoi colleghi pastori in una baita. Sullo sfondo della sala da pranzo si intravede un poster di 2001: Odissea nello spazio. Curioso trovare un riferimento al celebre film di Kubrick in quel contesto, ma i pastori sorprendono e infrangono i nostri pregiudizi, sono anche più colti di tanti cittadini. Félix stesso legge libri di Pessoa. Félix è al centro del documentario Un pasteur di Louis Hanquet, che ha trionfato al 72° Trento Film Festival aggiudicandosi la Genziana d’Oro. Il poster kubrickiano è verosimilmente un caso, ma volendo ci sono delle analogie con Un pasteur. All’epoca 2001: Odissea nello spazio destò scalpore per i pochissimi dialoghi, caratteristica comune a questo documentario. Entrambi i film condividono i silenzi, la dimensione contemplativa, dei paesaggi d’alta montagna come dello spazio o di Giove. Félix è spesso inquadrato in campo lungo o lunghissimo, solitario su un cocuzzolo di una montagna, nelle valli, e così il suo immenso gregge a volte è ripreso dall’alto, apparendo come formiche. A volte il film mostra le cime pervase dalle nuvole, o paesaggi crepuscolari, o cattura l’ultimo raggio di sole del tramonto, che spunta da una montagna dal profilo con una rientranza. Quasi nulla si dice e quasi nulla si sa rispetto a quel mondo, collocato in Francia ma comunque indefinito: se se non fosse per la lingua parlata, potrebbe essere ovunque su una montagna.