di Simone Manetti, italia, 2026, 100′
con Claudio Regeni, Paola Deffendi, Alessandra Ballerini
Giulio Regeni – Tutto il male del mondo è il primo documentario che ricostruisce la verità giudiziaria sul sequestro, le torture e l’omicidio del ricercatore italiano ritrovato ucciso nei pressi del Cairo il 3 febbraio del 2016. A raccontare la storia di Giulio, per la prima volta, sono i suoi genitori, Claudio Regeni e Paola Deffendi.
Un padre e una madre che per arrivare alla verità hanno sfidato la dittatura militare di Abdel Fatah al-Sisi.
Accanto a loro, la testimonianza esclusiva di Alessandra Ballerini, l’avvocato che li ha assistiti nella lunga battaglia legale che nel 2023, a distanza di otto anni dalla scomparsa di Giulio, ha portato al processo contro quattro agenti della National Security egiziana.
Iniziato nella primavera del 2024, il processo andrà a sentenza entro la fine del 2026.
Interviene il gruppo di Amnesty Internationale di Merate.
Il film documentario non è un film d’inchiesta né un racconto true crime, ma un viaggio che attraversa questa storia dal punto di vista più intimo e vicino possibile a Giulio Regeni. Le voci che compongono la narrazione sono esclusivamente quelle di chi, in forme diverse, ha vissuto questa vicenda direttamente sulla propria pelle.
Una storia privata che si intreccia progressivamente con una dimensione pubblica e geopolitica, senza mai perdere il proprio centro umano.
Il repertorio è utilizzato come una vera e propria macchina del tempo: non come commento o ricostruzione ex post, ma come esperienza del presente, capace di restituire gli eventi mentre accadono. Accanto al repertorio mediatico e giuridico, il film fa uso di un repertorio
generico – o found footage – di luoghi, azioni e immagini quotidiane, che costruiscono un affresco visivo e sonoro per immersione, non per spiegazione. La narrazione non procede per rotture o accelerazioni. Non arrivano mai delle ondate. Il film avanza come una marea lenta e costante: ogni sequenza aggiunge un livello, costruisce tensione per accumulo e persistenza.
Simone Manetti
MyMovies.it - Giulio Regeni - Tutto il male del mondo è più di una semplice ricostruzione, serrata e logica, di un caso di violazione dei diritti umani, peggiorata da una serie vergognosa di omertà, falsità, omissioni, depistaggi. Ha un respiro più ampio - un'anima più limpida, come l'atteggiamento dei due genitori, che in questi anni abbiamo imparato a (ri)conoscere per la misura, la civiltà e la compostezza del loro chiedere verità e giustizia. Soprattutto sotto questo aspetto il film rende onore al desiderio di conoscenza del ricercatore, perché puntando i riflettori su una dittatura militare fa procedere di pari passo la vicenda individuale di un occidentale ucciso, senza che ci siano ancora dei colpevoli, con le proteste degli egiziani che denunciano il regime autocratico da cui sono oppressi.
Sentieri Selvaggi - Sin dalle prime sequenze, Manetti decide allora di negare allo spettatore una percezione rassicurante della situazione, le inquadrature recuperate da fonti amatoriali sono tutte sporche, storte, sghembe, sono riprese nascoste, punti di vista ciechi – torna alla mente il lavoro compiuto da Alex Gibney con il suo imprescindibile Taxi to the dark side, punto di riferimento abbastanza evidente di Giulio Regeni – Tutto il male del mondo.
In tutta questa frammentazione, in questa dimostrazione dell’ipnocrazia del regime di al-Sisi, come la si chiamerebbe oggi, la figura di Regeni resiste, non solo attraverso le parole delle interviste esclusive ai genitori Claudio e Paola e all’avvocato Alessandra Ballerini, ma innanzitutto come apparizione tra le maglie del repertorio, come sempre accade l’archivio trattiene finché può ma poi c’è sempre quell’istante in cui il contatto si perde, quel saluto di Giulio alla persona che lo sta riprendendo di nascosto per poi tradirlo, quel momento in cui vorresti mantenerlo in campo ma le storie riprese dalle immagini devono proseguire, spietate, inarrestabili, fagocitanti.