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The French Dispatch, Wes Anderson

di Wes Anderson, Usa 2019, 105′, con Adrien Brody, Anjelica Huston, Benicio Del Toro, Bill Murray, Cécile De France, Christoph Waltz, Edward Norton, Elisabeth Moss, Frances McDormand, Léa Seydoux, Liev Schreiber, Mathieu Amalric, Owen Wilson, Saoirse Ronan, Tilda Swinton, Timothée Chalamet, Willem Dafoe

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Nella città francese di Ennui-sur-Blasé ha sede la redazione del French Dispatch, supplemento settimanale del quotidiano statunitense Evening Sun di Liberty, Kansas, che si occupa di cronaca e cultura generale. Alla morte del suo direttore, la redazione decide di pubblicare un’edizione commemorativa composta dai migliori articoli pubblicati dal French Dispatch nel corso degli anni: tra questi, la ricostruzione del rapimento di uno chef, la storia di un artista condannato all’ergastolo per duplice omicidio e un reportage delle rivolte studentesche del Sessantotto.

 

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Premi

In Concorso al Festival di Cannes 2021

Giovedì 25 novembre 2021 ore 18:00
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Venerdì 26 novembre 2021 ore 19:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Sabato 27 novembre 2021 ore 19:00
Versione originale sottotitolata
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Domenica 28 novembre 2021 ore 20:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Martedì 30 novembre 2021 ore 21:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Mercoledì 1 dicembre 2021 ore 18:00
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Mercoledì 1 dicembre 2021 ore 21:30
Versione originale sottotitolata
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65

Recensioni

Mymovies.it - Parole che diventano la musica ammaliante di un film che è gourmandise per gli occhi. Ogni inquadratura meriterebbe che ci fermassimo per cogliere tutti i dettagli che riempiono lo spazio e l'universo personale di un autore per cui il cinema è soprattutto arte pittorica.
The French Dispatch è una collezione di storie 'adattate' dalla gazzetta diffusa nella città immaginaria di Ennui-sur-Blasé. Un album di 'figurine' e figuranti nobili ma fissi. Come in un vero giornale, i registri (cronaca nera, necrologi, società, cultura, cucina...) si succedono compulsivamente, inciampando sul colore, il bianco e nero, il romanzo grafico. L'iperattività del racconto, la sua messa in scena, la composizione dei quadri, la costruzione dei décor, qualche volta si fa estenuante, riducendo la storia a un pretesto, perché The French Dispatch spinge il patchwork più lontano, con le sue piccole storie incastonate, concepite come tanti capitoli visivi, meticolosamente realizzati a colori o a disegni animati.

 

FilmTv - Americani come lo sguardo del regista, i giornalisti del “Dispatch” guardano l’Europa, la sua cultura, il suo cibo senza realmente capirli, senza riuscire a conoscerli, travisandoli, anzi, con furia narrativa ora gioiosa, ora quasi mortifera. Il più cerebrale lavoro di Anderson porta a compimento il suo discorso, ormai lungo dieci film, sulle immagini mediate e sull’incapacità della sua generazione (e di quelle a seguire) di toccare il mondo con mano, di esperirlo senza che un bagaglio di già visto-già letto si sovrapponga all’immediatezza del reale. Ennui è l’ennesimo plastico a grandezza reale, un mondo chiuso, iperdettagliato e tanto maniacalmente realistico quanto avulso dalla realtà.

 

Cineforum.it - Nella struttura The French Dispatch imita il formato di una rivista, e non solo perché gli episodi corrispondono alle pagine di un numero: è parlato fitto come le parole di un articolo; è in buona parte in bianco e nero, salvo alcune parti a colori, come le pubblicazioni di un tempo; è raccontato a blocchi, o verrebbe da dire per colonne… Anderson è come il giornalista Roebuck Wright (interpretato da Jeffrey Wright e ispirato chiaramente a James Baldwin, altro scrittore americano che passò buona parte della sua vita in Europa), che nel quarto episodio racconta una storia sulla quale ha già scritto un articolo facendo ricorso alla sua “memoria tipografica”. L’intervistatore televisivo (Liev Schreiber) la chiama “memoria fotografica”, ma lui lo corregge: no, è memoria delle parole, sono ricordi parola per parola di qualcosa di cui è stato testimone ma di cui non poteva essere protagonista. 

 

 

Futuro random

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