Divine
Comedy

Divine Comedy, Ali Asgari

Divine Comedy

di Ali Asgari, Iran, Italia, Francia, Germania, Turchia, 2025, 98
con Bahram Ark, Sadaf Asgari, Bahman Ark, Faezeh Rad, Mohammad Soori

Divine Comedy

Trama

Bahram è un regista quarantenne i cui film non hanno mai ricevuto il permesso per essere proiettati in Iran. Dopo l’ennesimo rifiuto da parte del Ministero della Cultura, decide di lanciarsi in una sfida: accompagnato in Vespa da Sadaf, la sua produttrice dalla lingua tagliente, intraprende una missione clandestina per presentare finalmente il film al pubblico iraniano, eludendo la censura, l'assurda burocrazia del paese e i suoi stessi dubbi.

Regia

Ali Asgari

Cast

Bahram Ark, Sadaf Asgari, Bahman Ark, Faezeh Rad, Mohammad Soori

Genere

Commedia

Paese di produzione

Iran, Italia, Francia, Germania, Turchia

Anno di produzione

2025

Durata

98′

Premi

Presentato in concorso a Venezia Orizzonti 2025

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Calendario

giovedì 29 gennaio 2026
h: 17:30
7,00 € / Intero
5,00 € / Ridotto over 65 e Soci Bloom
4,00 € / Ridotto Under 26
venerdì 30 gennaio 2026
h: 20:30
7,00 € / Intero
5,00 € / Ridotto over 65 e Soci Bloom
4,00 € / Ridotto Under 26
sabato 31 gennaio 2026
h: 19:00
7,00 € / Intero
5,00 € / Ridotto over 65 e Soci Bloom
4,00 € / Ridotto Under 26
domenica 1 febbraio 2026
h: 20:30
7,00 € / Intero
5,00 € / Ridotto over 65 e Soci Bloom
4,00 € / Ridotto Under 26
martedì 3 febbraio 2026
h: 21:30
7,00 € / Intero
5,00 € / Ridotto over 65 e Soci Bloom
4,00 € / Ridotto Under 26
mercoledì 4 febbraio 2026
h: 17:30
7,00 € / Intero
5,00 € / Ridotto over 65 e Soci Bloom
4,00 € / Ridotto Under 26
mercoledì 4 febbraio 2026
h: 21:00
7,00 € / Intero
5,00 € / Ridotto over 65 e Soci Bloom
4,00 € / Ridotto Under 26

Note
di
Regia

Divine Comedy è un film profondamente realistico, ma che usa la forma cinematografica per evidenziare l'assurdità del mondo che ritrae. Il suo obiettivo è raccontare la statica e soffocante burocrazia iraniana in cui è intrappolato il protagonista, un regista quarantenne la cui intera filmografia si è vista negare il permesso di proiezione dal Ministero della Cultura. Il pubblico si ritrova così a sperimentare la routine della censura in tempo reale e la staticità delle inquadrature riflette l'immobilità del sistema stesso, che si rifiuta di cambiare e intrappola i cittadini in un ciclo di attesa, suppliche e negoziazioni.

l cast del film confonde ulteriormente il confine tra finzione e realtà. Bahram e Bahman Ark, registi e fratelli nella vita reale, che hanno affrontato a loro volta la censura governativa e un sistematico ostruzionismo, interpretano delle versioni romanzate di se stessi. Lo stesso succede con Sadaf Asgari, che apporta un'autenticità ulteriore: come attrice a cui è stato vietato di lavorare in Iran dopo aver partecipato al Festival di Cannes per Kafka a Teheran, la sua sola presenza ha un peso sovversivo.
L'umorismo del film nasce in gran parte dall'assurdità dell'oppressione stessa. I rigidi e complicati processi di censura e di controllo statale diventano così illogici da crollare sotto le loro stesse contraddizioni. I protagonisti, anziché reagire con un’aperta ribellione, affrontano queste assurdità con un'arguzia e un sarcasmo silenziosi e consapevoli. L'umorismo qui è un meccanismo di sopravvivenza, uno strumento per resistere in un ambiente in cui la sfida aperta comporta conseguenze pericolose. L'atto stesso di realizzare questo film è un'estensione dei
suoi temi: è un'affermazione che la verità, anche quando messa a tacere, trova la sua strada.

Ali Asgari

Recensioni

Quinlan.it - Opera di metacinema, riflessione sul ruolo del cineasta nella società: questo è Divine Comedy, ultima opera di Ali Asgari, in chiave di commedia con i modelli dichiarati del primo Woody Allen e del primo Nanni Moretti, e con una serie di giochi con il pubblico alla citazione cinematografica. Nel contesto di un cinema arrabbiato e di contestazione, com’è quello iraniano contemporaneo, Asgari mette in scena una ribellione gentile, ironizzando sul sistema di censura che viene esercitato sul cinema, ambiguo e contraddittorio, che riflette l’ipocrisia di un sistema di potere religioso e moralista. Ma alla berlina è anche la pressione a un cinema commerciale, comune all’industria cinematografica a tutte le latitudini.

 

Ilmanifesto.it -   Alla Mostra di Venezia, dove Divine Comedy è stato presentato nella sezione Orizzonti diceva: «Girare clandestinamente per me non è un problema. L’ho sempre fatto. Ci sono due opzioni: ottenere il permesso e non avere problemi e lavorare senza e accettarne i rischi. Io ho scelto la seconda. Non realizzo film politici per provocare nessuno, ma non mi piace l’idea di essere censurato. Credo che un regista debba essere libero. Se vai al ministero della Cultura per chiedere il permesso stai già rinunciando a quella libertà. È qualcosa che non faccio mai. E la sola volta che ci ho provato è stata una esperienza terribile». (...)
La cifra di Asgari è quella delle generazioni più giovani del cinema iraniano, che scelgono – come fa da tempo Panahi – un linguaggio diretto nel quale la realtà si afferma, prende forma, pone interrogativi e fratture, racconta un mondo e le sue battaglie. E nella sua narrazione con leggerezza, umorismo, senza mai sottolineare. Non si tratta soltanto di cinema commerciale contro cinema d’autore – un confronto questo che vale in ogni luogo e non certo solo in Iran. I rischi di cui parla Asgari riguardano il modo di usare le immagini, il fatto che in esse vi corrisponda la vita, opponendosi a quelle sottrazioni spesso vie di fughe più o meno metaforiche – un po’ quanto dicevano Maryam Moghaddam e Behtash Sanaeeha, sul loro magnifico Il mio giardino persiano, in cui la protagonista è senza velo in casa perché questo è come le iraniane vivono, una decisione che gli è costata il processo e l’arresto.

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