di Valérie Donzelli, Francia, 2025, 92′
con Bastien Bouillon, André Marcon, Virginie Ledoyen, Adrien Barazzone, Valérie Donzelli
Paul ha quarant’anni e ha lasciato il suo lavoro per inseguire la vocazione di scrittore. Quando i risparmi finiscono, è costretto a iscriversi a una piattaforma di lavori occasionali, passando le giornate a svuotare cantine e falciare erba per pochi euro. Mentre lotta per trovare il tempo e la forza di scrivere, si scontra con i pregiudizi della società e della sua famiglia, che vede la sua scelta come un fallimento. Ma, tra sacrifici e rinunce, Paul riuscirà a trovare l’ispirazione e a scoprire il valore del proprio tempo.
"La mattina scrivo è il ritratto di un uomo che si lascia alle spalle una vita agiata per dedicarsi alla scrittura, scivolando infine nella precarietà" dichiara la regista. "Questa scelta radicale e profondamente personale mi ha molto toccata. Volevo rimanere fedele all’onestà del suo percorso, alla sua semplicità e disciplina. Questo film si interroga sul valore che diamo a una vita guidata da una passione silenziosa, poco spettacolare, ma inarrestabile: il bisogno di creare, qualunque cosa accada".
È la prima volta che scelgo un protagonista maschile, mi interessava mettere al centro del film un uomo che non cerca il potere. Incontriamo Franck in un momento in cui la sua vita sta cambiando, ma un uomo che non guadagna soldi a sufficienza è disapprovato dalla società. Viene giudicato, è considerato un fallito.
Questo è ancora più incomprensibile per alcuni perché Paul ha deciso di lasciare un altro lavoro che non gli dava problemi economici. E tutto per diventare uno scrittore! Per molte persone, il valore di una professione, e quindi di chi la esercita, è legato al denaro. È questa logica che porta a considerare il lavoro di Paul come piacevole, nella migliore delle ipotesi, ma non come un vero lavoro. Di questo mi interessava parlare: perché un uomo che fa questa scelta e guadagna poco sconta il biasimo della nostra società.
Valérie Donzelli
Next Best Pictures - Adattato dall'omonimo libro autobiografico di Franck Courtès, è un film coinvolgente e sorprendentemente bello, che, nel suo modo semplice, dice cose non banali su come la gig economy costringa i lavoratori a mettere sul mercato non solo le proprie competenze, ma anche la propria umanità. La mattina scrivo contiene una serie di scene in cui Paul passa da un lavoro all'altro, incontrando situazioni sia esilaranti che drammatiche, ma la forza del film è che ritrae ogni personaggio, piacevole o meno, con lo stesso grado di rispetto per la sua umanità. La regia di Donzelli si rivela un ottimo livellatore: nessuno è bersaglio di un’ingiusta derisione o di pietà smisurata, né di tutto quello che ci passa in mezzo.
Sentieri Selvaggi - Più che un film idealista sulla libertà individuale e sul bisogno di creare, quello della Donzelli assume i contorni di una vera e propria via crucis psico-fisica di auto-annullamento per arrivare a una essenza d’artista, come a voler esorcizzare il grande senso di colpa della classe intellettuale del mondo contemporaneo, costretta a raccontare un mondo e una società che non conosce davvero. Così La mattina scrivo mette in scena una sorta di training di depurazione dal benessere capitalista, scandita da lavori sfiancanti, isolamento sociale, dalle ferite sulle mani, dai lividi sulla schiena, dalla testa rasata.
MyMovies,it - Attraverso la delicatezza dei tratti, dei gesti, della voce del suo protagonista assoluto, Bastien Bouillon, il film racconta che la povertà e la solitudine non sono condizioni romantiche ma dure. Come lo è la fatica fisica, eppure il bisogno di porsi in ascolto di sé, la ricerca di un modo di essere nel mondo che ci appartenga e ci permetta di riconoscerci in quello che facciamo, sotto la marea di bisogni indotti e di diktat socialmente radicati, non è un lusso ma un'esigenza umanamente comprensibile, che può essere perfino pericoloso ignorare.
Lo strappo di Paul, come anticipa l'immagine iniziale del film, è un buco nella parete del produci-e-consuma: il personaggio si apre un varco e trova il coraggio di stare in quella zona di povertà che corrisponde alle cinque del pomeriggio, quando "fa buio ma non è ancora notte". Una storia che ruota attorno a un punto di rottura, dunque, e una fotografia del presente, scattata con gentilezza, ma crudamente a fuoco.
RollingStone - La mattina scrivo non vuole essere l’epica del quotidiano né di niente (come del resto il bel libro autobiografico che lo ispira: s’intitola come il film, l’ha scritto Franck Courtès, da noi è uscito per Playground), e nemmeno un ritratto generazionale, a dispetto di quel che dicevo all’inizio. Eppure diventa un racconto che dice moltissimo di noi, del troppo che vogliamo e del poco che siamo ormai disposti a tollerare, di questo esubero di appassionati che reclamano tutti il loro posto nel mondo. O forse, dell’unico modo per essere, chissà, felici: fare quello che ci piace solo per noi. Dedichiamo le mattine alla nostra passione, il resto è solo vita, chi se ne importa.