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Petit paysan - Un eroe singolare, Hubert Charuel

Petit paysan - Un eroe singolare

di Hubert Charuel, Francia, 90
con Swann Arlaud, Sara Giraudeau, Isabelle Candelier, Bouli Lanners

Petit paysan - Un eroe singolare, Hubert Charuel

Trama

Pierre è un produttore di latte trentenne. La sua vita ruota intorno alla sua azienda agricola, la sorella veterinaria e i suoi genitori. Mentre in Francia sta dilagando un'epidemia vaccina, Pierre scopre che uno dei suoi animali è infetto. L'uomo non vuole rassegnarsi a perdere i suoi animali e con loro il suo lavoro. Non ha nient'altro. Dovrà tentare l'impossibile per salvarli e salvarsi.
Hubert Charuel conosce bene la materia che ha deciso di trattare in questo suo primo lungometraggio. La fonte d'ispirazione sono i suoi genitori che hanno messo a disposizione la loro fattoria nei pressi di Reims dove vediamo agire degli attori professionisti e delle persone del posto.

Regia

Hubert Charuel

Cast

Swann Arlaud, Sara Giraudeau, Isabelle Candelier, Bouli Lanners

Durata

90′

Paese di produzione

Francia

Premi

Patrocinato da Slow Food, il film ha vinto 3 premi César e ha conquistato il Premio Foglia d'Oro a France Odeon.

Calendario
 

giovedì 5 aprile 2018
h: 20:30
venerdì 6 aprile 2018
h: 20:30
sabato 7 aprile 2018
h: 20:00
domenica 8 aprile 2018
h: 20:30
Versione originale sottotitolata
martedì 10 aprile 2018
h: 21:30
mercoledì 11 aprile 2018
h: 21:30

Recensioni
 

Filmtv.press. Come in un bellissimo film di qualche anno fa, L’apprenti di Samuel Collardey, Petit paysan racconta il legame spietato, soffocante fra un uomo e la sua fattoria. (...) Swann Arlaud, occhi febbrili, fisico minuto, è così perfetto per la parte (non a caso premiato con un César): il suo personaggio solitario, rabbioso, a volte semplicemente capriccioso, è troppo giovane per il mestiere che fa, troppo insicuro per reggere la pressione, troppo solo per chiedere il sostegno di cui avrebbe bisogno. Hubert Charuel conosce bene il mondo che racconta, la fattoria che si vede è quella dei suoi genitori, e nel corso del film si prende il tempo di osservare il lavoro duro degli allevatori: ma a interessargli è soprattutto il suo eroe senza qualità, la sua espressione bambina che resta per tutto il tempo appesa a una straziante richiesta d’affetto che non arriverà mai.

 

Cineforum.it. Charauel si pone l’obiettivo di addomesticare la docile soggettività animale contrapponendo alla pluralità di sguardi delle mucche, riprese in modo uniforme quale insieme indistinto di corpi, la visione unica e conforme del cinema come macchina spettacolare e di disciplinamento. Sebbene venga presentato come un film dedicato all’allevamento etico, attento alla soggettività animale (come se bastasse chiamare per nome i propri animali prima di macellarli) e all’amore di un contadino verso la mandria, Petit Paysan - Un eroe singolare si assesta sulla tradizionale struttura gerarchico-visiva che ammette la presenza animale solamente in relazione ai bisogni e all’esistenza umana.

 

Cinematografo.it. Hubert Charuel, figlio di allevatori, firma un primo film entusiasmante su un soggetto che conosce intimamente. Con un’incredibile economia di mezzi, un décor ridotto al minimo, un lavoro sottile di luce e di suono e un pugno di attori che gravitano intorno alla bellezza singolare di Swann Arlaud e alle sue vacche robuste, crea un mondo. Un mondo opprimente dove si vive sotto lo sguardo degli altri, sotto la pressione dei controlli sanitari, delle graduatorie ufficiali, delle difficoltà economiche. Hubert Charuel, partendo dalla paura ossessiva della malattia e da un morboso amore per gli animali, mette a punto un film che flirta col noir, il western e il dramma rurale. Un film che converte la materia documentaria in fiction appassionante, abitata dalla solitudine di un allevatore in lotta contro un male invisibile. Petit Paysan scarta il naturalismo e punta a metà dell’aia sul thriller esistenziale, anticipato in apertura dalla sequenza onirica in cui Pierre si fa strada dalla camera alla cucina attraverso un pascolare di mucche.

 

Mymovies.it. Il cinema francese ha il pregio di tornare periodicamente ad abbandonare le grandi città per raccontarci la vita della provincia e, nello specifico, quella della campagna. Charuel ha lo sguardo del documentarista quando ci mostra la nascita di un vitellino ma sa come passare al thriller (riuscirà il nostro eroe ad evitare l'abbattimento di tutte le sue bestie?) senza dimenticare importanti annotazioni sociologiche. Ci ricorda infatti che se la tecnologia è un valido ausilio al lavoro degli allevatori (anche se non è ancora arrivata a misurare il grado di felicità degli animali) le istituzioni non sono altrettanto attente ai loro bisogni. Chi si trova colpito dalla disgrazia di un'epidemia si vede promettere rimborsi ed incentivi ma nell'attesa (lunga) non sa come tirare avanti. Charuel però non si limita a costruire la tensione su questi elementi. Si prende anche il tempo per descriverci l'amore ma anche la frustrazione che un 'petit paysan' trentenne prova per gli animali e nei confronti della quotidianità.

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