di Juan Pablo Sallato, Italia, Cile, 2026, 83′
con Nicolás Zárate, Boris Quercia, Marcial Tagle, Catalina Stuardo, Aron Hernández
ile, 11 settembre 1973, colpo di stato militare. Il capitano Jorge Silva, ex capo dell’intelligence dell’Aeronautica, viene incaricato di trasformare l’Accademia in cui sta addestrando i giovani cadetti in un centro di detenzione e tortura. Mentre gli hangar si riempiono di prigionieri e la repressione diventa sempre più brutale, Silva si ritrova a un bivio: obbedire agli ordini e appoggiare il nuovo regime, o disobbedire e aiutare chi lotta per sopravvivere? Ispirato a fatti reali e girato con stile asciutto e preciso, L’hangar rosso è un thriller politico teso e avvincente, un dramma umano di straordinaria intensità che esplora il conflitto morale di uomini intrappolati negli ingranaggi del potere nel momento in cui la Storia li costringe a scegliere da che parte stare.
«L'Hangar Rosso è un film sulla disobbedienza. Parla di un uomo addestrato a obbedire, che si trova di fronte
all'esatta soglia in cui gli ordini si trasformano in crimini. Volevo filmare la reclusione, non solo quella
fisica, ma quella etica. La macchina da presa attraversa corridoi in cui i non detti risuonano più forte delle
urla. Non ci sono eroi. Solo uomini intrappolati tra la logica militare e il peso della propria coscienza.
Ispirato a fatti realmente accaduti, L'Hangar Rosso offre uno sguardo dall'interno: un thriller sobrio, in
bianco e nero, dove la tensione non risiede nel colpo di stato in sé, ma nei secondi che precedono la decisione
di farne o meno parte»
Juan Pablo Sallato
MyMovies - il film di Sallato mette distanza tra la sua storia e gli eventi principali, seppur minima; siamo infatti ben dentro alla stessa macchina militare, non soltanto ai funzionari di stato, e per giunta a pochi chilometri dal centro città e dalla Moneda dove si barricò Allende. È però sufficiente ad attenuare il clamore esterno per un istante, quel tanto che basta da farci entrare nella testa di Jorge Silva, personaggio realmente esistito la cui storia viene qui rielaborata in finzione. Anche il Capitano ha tempo - poco, perché la serrata sceneggiatura di Luis Emilio Guzmán abbraccia soltanto un paio di giorni a cavallo del golpe - di coltivare il dubbio su ciò che accade e di chiedersi come sia giusto procedere.
Quinlan.it - La dittatura, sembra suggerire il film, sopravvive soltanto se c’è una rete di funzioni intermedie che trasformano l’eccezione in normalità operativa. È qui che la figura di Silva acquista un suo peculiare interesse. Ex sostenitore di Allende ed ex campione di paracadutismo, il capitano continua a occupare il posto assegnatogli dalla gerarchia militare, salvo scoprire progressivamente l’impossibilità di separare il gesto tecnico dalla sua implicazione morale. Il conflitto che attraversa il personaggio non riguarda tanto l’alternativa tra obbedienza e ribellione, quanto la presa di coscienza del fatto che nessuna neutralità è più possibile all’interno dell’apparato. Sarebbe stata questa la direzione più fertile da seguire fino alle estreme conseguenze.