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Chaco, Daniele Incalcaterra, Fausta Quattrini

di Daniele Incalcaterra, Fausta Quattrini, Argentina, Italia, Svizzera 2018, 106′, con Daniele Incalcaterra

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Evento in collaborazione con associazione Simbio

Un uomo solo, ostinato e caparbio, da anni si batte per salvaguardare una porzione del Chaco, la vasta foresta paraguayana costantemente aggredita da interventi di deforestazione mirati alla coltivazione industriale di carne e soya transgenici. Quell'uomo è Daniele Incalcaterra, uomo di cinema, e questa battaglia è anche il suo progetto cinematografico. Chaco registra le varie fasi di un processo che vede contrapporsi le logiche della burocrazia e degli interessi finanziari ad un inalienabile senso di giustizia.

Il film sarà introdotto e commentato da Alice Cazzaniga, Simbio, e Davide Bellini, Tenjiendo Sonrisas.

Premi

Premiato al Festival dei Popoli di Firenze.

Domenica 26 maggio 2019 ore 17:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65

Recensioni

 

quilan.it. Chaco è, proprio in virtù dell’onnipresenza del regista, un documentario partecipativo/performativo in cui è annullata la distanza tra pubblico e autore, e in cui il film d’inchiesta si mescola al thriller politico (del tutto secondarie appaiono nel film le sequenze poetico-naturalistiche). Chaco va comunque al di là di ogni definizione, essendo soprattutto un film d’autore, perfettamente coerente con la cinematografia di Incalcaterra e Quattrini (coppia nel cinema e nella vita). Il loro è un cinema libero e refrattario ai compromessi: questo è il suo più grande valore e a volte il suo maggiore limite.

 

filmtv.press. Incalcaterra usa il cinema come testimonianza di una battaglia. Contro la burocrazia paraguayana, che disconosce l’atto costitutivo della riserva firmato dall’ex presidente Lugo; contro Tranquillo Favero, il più potente latifondista del paese, che accerchia la sua proprietà; contro l’altro legittimo padrone dell’appezzamento, un uruguayano che ha acquistato legalmente la terra da un militare che l’aveva ottenuta illegalmente durante la dittatura di Stroessner; contro gli stessi Ñandeva, stanchi di aspettare la promessa occupazione della riserva; contro, ancora, la facile tentazione di guadagnare milioni dalla vendita o la sua stessa moralità di uomo consapevole e progressista, sfiancato da anni di discussioni, telefonate, trattative, incontri, richieste, dichiarazioni… «Il film è lì» dice Marco Bechis a Incalcaterra durante una conversazione via Skype: lì nell’immobilità kafkiana di un pasticciaccio brutto che rovina la vita, ma che nel corso del tempo ha fatto nascere un grande esempio di cinema militante di cui - purtroppo o per fortuna - non si vede la fine.

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