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La Pazza della porta accanto, Antonietta de Lillo

di Antonietta de Lillo, Italia 2013, 52′, con Alda Merini

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Alda Merini racconta la propria vita in una narrazione intima e familiare, oscillando continuamente tra pubblico e privato e soffermandosi sui capitoli più significativi della sua esistenza - l’infanzia, la sua femminilità, gli amori, l’esperienza della maternità e il rapporto con i figli, la follia e la sua lucida riflessione sulla poesia e sull’arte.Il volto della poetessa, i dettagli degli occhi, delle mani e del suo corpo, compongono un ritratto dell’artista senza nascondere le contraddizioni che hanno caratterizzato la vita e le opere di una tra le più importanti e note figure letterarie del secolo scorso. Uno sguardo inedito che con semplicità tenta di restituire la grandezza artistica e umana di Alda Merini.

 

 

 

Premi

Presentato al 31 Torino Film Festival

Giovedì 28 marzo 2019 ore 20:30
prima del film Performance di musica e poesia
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65

Recensioni

Io sono una donna molto facile, molto normale, hanno fatto una costruzione enorme ma in fondo sono una persona di tutti i giorni, sono proprio la pazza della porta accanto. Alda Merini

NOTE DI REGIA (dal pressbook del film): Da quando realizzai Ogni sedia ha il suo rumore nel 1995 ho sempre avuto nel cuore l’dea di recuperare il materiale prezioso “rimasto nel cassetto” dell’incontro con Alda Merini. Un materiale che in quel primo lavoro si intrecciava tramite un gioco di montaggio con la performance di Licia Maglietta, tagliando inevitabilmente fuori una grande parte della conversazione con Alda Merini. A distanza di quasi vent’anni, grazie alla collaborazione di Rai Cinema, questo materiale è stato finalmente recuperato ed è diventato La pazza della porta accanto, un lavoro che restituisce integralmente quello straordinario incontro. Il film documentario è stato prodotto dalla marechiarofilm, società da me fondata con l’intento di favorire l’incontro e lo scambio tra generazioni diverse, tra cinema e rete, e di andare contro la società dell’ “usa e getta”, recuperando materiali filmici importanti per la nostra memoria.

Antonietta De Lillo

 

Cinematografo.it. La visione del film è uno sfogliare continuo toccanti pagine sull’amore, la maternità, la follia, la coppia, la vita, la morte. Un far luce su un’esistenza speciale che porta con sé la capacità di illuminare il cammino degli altri. Perché se la chiave apparente del documentario è quella dell’intervista, il ritmo interno e l’organizzazione dei blocchi narrativi ne fanno uno straordinario compendio sull’arte di sopravvivere e su come sia possibile per ogni individuo ritrovare sempre in sé un briciolo di speranza, anche nella peggiore delle situazioni.
La pazza della porta accanto è un cazzotto nello stomaco che si trasforma miracolosamente in una boccata d’aria pura. Le parole di Merini sono carezze per lo spirito. E soprattutto un dono a chi l’ha amata e continua ad amarla. Per citare ancora una volta dei suoi versi, Ho scritto migliaia e migliaia di poesie. Ma non ne ho conservata nessuna. Le regalo. Per me conservo i sentimenti che le hanno animate. Non questa volta, di fronte all’obiettivo di De Lillo. Felice eccezione.

 

Il Fatto Quotidiano. Antonietta De Lillo ama rimescolare le carte. E scardinando ogni ovvietà, riesce a trasfigurare il vintage in assoluta novità, dotandola di inesauribile fascino. Questo è accaduto con il lavoro-ritratto (genere a lei caro..) su Alda Merini, La pazza della porta accanto. (...) Il nuovo ritratto sulla Merini è “altro” rispetto a quello del passato, un oggetto rimontato e che conforta la tesi che veramente il riordino dei materiali secondo logiche diverse dà origine a qualcosa di misteriosamente illuminante sulla realtà attuale. (...) anche Alda Merini è stata una donna vittima di violenze estreme, e la cui rievocazione emersa nel ritratto di De Lillo provoca i brividi. “Sono momenti del film in cui ti viene la pelle d’oca…Alda ti fa rivivere sotto pelle le conseguenze della violenza, il suo dolore di essere stata separata dalle figlie. E lei lo racconta come solo un’artista può raccontarlo. Una lacerazione vibrante”.

 

"Nei suoi interventi esistenzial-filosofici, intervallati da letture della stessa Merini di brani dai suoi libri, si discute o meglio si monologa con apparente semplicità di ispirazione e poesia, arte e vita, parto e orgasmo, amore e incubi, infanzia e vecchiaia, anarchia e gelosia, figli e educazione (insegnare a elaborare i propri segreti, si cresce solo tutelandoli), Madre Teresa di Calcutta (di cui amava l'invettiva contro l'indifferenza, che è peggio del crimine) e certo femminismo (perché voler essere come gli uomini?), vizi e peccato ("i primi sono monotoni e ripetitivi, il secondo invece, come provano la vita di parecchi santi prima della conversione, è 'la più bella invenzione della vita' "), fornicare e elettroshock, materassi mal messi e portieri di casa dal volto orribile "che mi portarono al delirio", Renato Curcio (con cui ha cercato di raccontare in un libro di Sensibili alle foglie cosa è l'atroce esperienza dell'elettroshock, è come un uscire e rientrare insensato, e a frammenti, dalla morte) e religione. "Dio? E' proprio come la mia casa, con tante cose messe a casaccio di cui non ci si ricorda neanche l'origine". 

da Il CiottaSilvestri, rivista di cinema online

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