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The Post, Steven Spielberg

di Steven Spielberg, Usa 2017, 118′, con Meryl Streep, Tom Hanks, Sarah Paulson, Bob Odenkirk, Tracy Letts, Bradley Whitford.

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Convinto che la guerra condotta in Vietnam dal suo Paese costituisca una sciagura per la democrazia, Daniel Ellsberg, economista e uomo del Pentagono, divulga nel 1971 una parte dei documenti di un rapporto segreto. 7000 pagine che dettagliano l'implicazione militare e politica degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam. Un'implicazione ostinata e contraria alla retorica ufficiale di quattro presidenti. È il New York Times il primo a rivelare l'affaire, poi impedito a proseguire la pubblicazione da un'ingiunzione della corte suprema. Il Washington Post (ri)mette mano ai documenti e rilancia grazie al coraggio del suo editore, Katharine Graham, e del suo direttore, Ben Bradlee. Prima donna al timone di un prestigioso giornale, Katharine decide di pubblicare il monumentale scandalo di stato con buona pace degli investitori (il giornale era allora in fase di ristrutturazione finanziaria) e a rischio della sua azienda, della prigione e della carriera dei suoi redattori. Fedeli al primo emendamento e all'intelligenza dei propri lettori, i giornalisti del Washington Post svelano le manovre e le menzogne della classe politica, assestando il primo duro colpo all'amministrazione Nixon.

Un presidente degli Stati Uniti che dipinge i giornalisti come bugiardi, minaccia la libertà di stampa, limita l'accesso dei media all'informazione, punteggia significativamente la sua carriera politica e personale di fallimenti d'immagine. No, Donald Trump non ha inventato niente, prima di lui c'è stato Richard Nixon.

Giovedì 15 febbraio 2018 ore 20:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Venerdì 16 febbraio 2018 ore 20:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Sabato 17 febbraio 2018 ore 20:00
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Domenica 18 febbraio 2018 ore 20:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Martedì 20 febbraio 2018 ore 21:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65

Recensioni

Quinlan.it. Fin dal suo splendido poster, con le figure di Meryl Streep/Kay Graham e Tom Hanks/Ben Bradlee che si inerpicano lungo un’infinita scalinata, The Post ha marcato la sua appartenenza a un tempo passato, e a quella schiatta di titoli che hanno messo in dubbio la rettitudine dell’apparato governativo a stelle e strisce attraverso la nobile professione giornalistica. (...) Spielberg disegna un’opera incalzante come una commedia d’antan ma allo stesso tempo austera, rigorosa, nella quale il blu e il grigio non possono che essere i colori dominanti, come il nero dell’inchiostro di stampa. Un film che si adagia sui ritmi di una stampa più frenetica nella ricerca di notizie – quando le agenzie di stampa erano meno attive e internet era ancora una sperimentazione a uso e consumo militare – ma anche costretta a tempistiche più lunghe, attese sfribranti. Una lentezza che conduceva forse a una maggiore riflessione (o forse no), che i tempi odierni hanno dimenticato.
Questa scelta attendista, con l’azione che si svolge come un tempo morto d’attesa (come si pronuncerà la Suprema Corte? Cosa deciderà di fare Kay Graham?), la si riscontra in effetti fin dalla scelta operata dal soggetto lavorato prima dalla sola Liz Hannah e quindi anche da Josh Singer, scelto in qualità di esperto di descrizione del mondo redazionale grazie al suo lavoro su Spotlight di Tom McCarthy – ma anche per le sceneggiature di West Wing e Law and Order, probabilmente. The Post non racconta la storia ponendo al centro della stessa quelli che furono considerati all’epoca gli eroi, vale a dire i già citati Ellsberg e Sheehan e ovviamente il New York Times che per primo lanciò in prima pagina i “Pentagon Papers”. In The Post si parla di chi è arrivato subito “dopo”, e ha dovuto decidere se e come proseguire una battaglia. La scelta di Graham (e di Bradlee, che però viene descritto privo di reali dubbi sulla questione) non è “solo” quella di dare o non dare seguito alla notizia lanciata in esclusiva da un altro quotidiano, ma è anche quella di mettere a rischio un’impresa, e di conseguenza anche molti posti di lavoro, perché esiste una linea di demarcazione tra profitto e giustizia che non deve e non può essere confuso.

Futuro random

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