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200 Metri, Ameen Nayfeh

di Ameen Nayfeh, Palestina, Giordania, Qatar, Italia, Svezia 2020, 86′, con Ali Suliman, Anna Unterberger, Motaz Malhees, Lana Zreik, Gassan Abbas

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La famiglia di Mustafa e sua moglie Salwa è divisa dal muro che separa palestinesi e israeliani in Cisgiordania. Lui si rifiuta di accettare il visto di lavoro israeliano per risiedere nella propria terra e così ha scelto di vivere oltre la barriera, separato dalle persone che ama. La situazione mette in crisi la famiglia, ma Mustafa e Salwa fanno di tutto per far funzionare le cose. Un giorno Mustafa viene avvisato che il figlio ha avuto un incidente: l'uomo si precipita al checkpoint israeliano, ma a causa di un problema burocratico gli viene negato l'ingresso. Disperato, chiede aiuto a un contrabbandiere e insieme ad altri passeggeri s'imbarca in un viaggio sulle colline lungo le quali scorre il confine. Un viaggio di chilometri per coprire una distanza idealmente percorribile in appena 200 metri...

Premi

La Biennale di Venezia 2020: Giornate degli Autori - Selezione Ufficiale - Premio del Pubblico BNL; International Thessaloniki Film Festival 2020: Special Jury Award for Best Director; Antalya Golden Orange Film Festival 2020: International Feature Film Competition - Best Actor (Ali Suliman).

Giovedì 22 settembre 2022 ore 18:00
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Giovedì 22 settembre 2022 ore 20:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Venerdì 23 settembre 2022 ore 20:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Sabato 24 settembre 2022 ore 19:00
Versione originale Arabo con sottotitoli
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Domenica 25 settembre 2022 ore 20:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Martedì 27 settembre 2022 ore 21:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Mercoledì 28 settembre 2022 ore 17:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65

Recensioni

NOTE DI REGIA:
Sono tanti i ricordi a cui non ho più accesso o sui quali forse ho timore a soffermarmi. L'oppressione è alienante soprattutto quando ti abitui alla negazione dei diritti fondamentali! Una separazione forzata fa molto male. 200 metri è la mia storia, è la storia di migliaia di palestinesi e, sicuramente, le storie possono cambiare la vita. Credo nel potere del cinema e nella maniera in cui tocca le nostre esistenze in modo magico. È necessario raccontare questa storia. Quando si menziona la Palestina, probabilmente a venire in mente sono le immagini del muro, dei posti di blocco e dei soldati. Immagini, queste, che sono presenti anche in questo film. Tuttavia, l'attenzione è concentrata su quanto questa divisione influisca negli esseri umani, per fare luce su quei muri invisibili originati da una barriera fisica. Qui, in Palestina, siamo abituati ad adattarci a nuove situazioni, a fare come viene detto e a camuffare i nostri sentimenti. Ma questo non dovrebbe essere più accettabile. La libertà di movimento è un diritto umano fondamentale che appare come una favola in una realtà così brutale. Il protagonista Mustafa ha obbedito alle regole, ha sopportato l'umiliazione e ha fatto come gli è stato detto per garantirsi una piccola possibilità di stare con la sua famiglia, ma quando quelle stesse regole che lo hanno alienato mettono in pericolo i suoi cari e il senso della paternità, potrà ancora obbedire?
200 Metri tocca generi tra loro diversi, passando dalla storia familiare al dramma sociale, dal road movie al thriller. Sono stato influenzato dagli insegnamenti del mio professore, Dewi Grifiths, che ha sempre ribadito l'importanza del genere. Quando nel 2010 ho iniziato a scrivere la sceneggiatura, pensavo di farne un road movie. Il genere era per me l'obiettivo principale ma con il tempo la storia ha preso pieghe molto differenti, includendo elementi appartenenti a generi differenti.

 

MyMovies - Ameen Nayfeh, regista palestinese al primo lungometraggio, ha racchiuso la realtà di uno dei luoghi simbolo della conflittualità contemporanea nello spazio minimale occupato da una famiglia palestinese - padre e nonna da questa parte del muro, madre e figli dall'altra, nel territorio d'Israele - e lo ha allargato alle alture oltre le città, agli spazi pattugliati dall'esercito israeliano e attraversato da trafficati e coraggiosi semplici cittadini. La metafora è evidente, fin ovvia, e illustra il paradosso di due nazioni che condividono lo stesso territorio, divise però da rapporti di forza sbilanciati. I palestinesi, popolo sconfitto, diseredato, disunito, sono costretti a vivere fuori dalla realtà, o meglio ancora in una realtà surreale, in cui la geometria è surclassata dalle leggi degli uomini.

 

Sentieri Selvaggi - 200 metri è un’opera che dissemina la sua narrazione di continue metafore per far sì che l’asimmetria del conflitto israelo-palestinese non s’evinca didascalicamente tramite toni da reportage di denuncia ma sia piuttosto ben visibile nelle finzionali conseguenze quotidiane delle persone coinvolte.

 

 

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