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I morti non muoiono, Jim Jarmusch

I morti non muoiono

di Jim Jarmusch, USA, 103
con Bill Murray, Adam Driver, Tilda Swinton, Chloë Sevigny, Steve Buscemi, Danny Glover

I morti non muoiono, Jim Jarmusch

Trama

L'abuso spropositato delle risorse del pianeta ha provocato la frattura della calotta polare e lo spostamento dell'asse terrestre, scambiando il giorno con la notte e risvegliando i morti dal riposo eterno. A Centerville, da qualche parte in Ohio, il mondo chiede il conto agli uomini, divorati nei diner, dentro i motel 'old school' alla Psyco, nei centri di detenzione, nelle fattorie, nelle stazioni di servizio. A difendere l'ordine e la cittadina ci sono soltanto Cliff Robertson, capo della polizia di Centerville, Ronnie Peterson, agente che sembra sapere tutto di zombie e di eradicazione dei morti-viventi, e Mindy Morrison, poliziotta fifona che vorrebbe tanto fuggire lontano. Attaccati alle loro fissazioni terrene (caffè, Chardonnay, telefonini, chitarre, antidepressivi...) e risoluti a divorare ogni essere vivente, gli zombie dovranno vedersela anche con Zelda Wiston, impresaria di pompe funebri e virtuosa della katana. Spade o fucili, le cose volgono al peggio, a meno di non essere di un altro mondo...

Regia

Jim Jarmusch

Cast

Bill Murray, Adam Driver, Tilda Swinton, Chloë Sevigny, Steve Buscemi, Danny Glover

Durata

103′

Paese di produzione

USA

Premi

Il film ha aperto il festival di Cannes 2019

Calendario
 

lunedì 5 agosto 2019
h: 21:00
6,00 € / Intero
4,00 € / Ridotto under 26 e over 65

Recensioni
 

mymovies.it.

Se Tom Waits, uomo dei boschi, è il solo autorizzato a osservare la catastrofe senza esserne travolto, Iggy Pop, già autentico morto vivente del punk (Gimme danger), si aggiudica la piena decomposizione della carne. Prima volta invece per Selena Gomez, che incarna una giovinezza che vorrebbe scampare l'apocalisse apparecchiata dalle generazioni precedenti. Su un pianeta dove tutto è fottuto, Jim Jarmusch esercita un'ironia irresistibile e rivela daccapo uno stile che si fa morale e visione del mondo.

Come la sua coppia di vampiri guarda l'umanità cadere e applica ai suoi zombie la vecchia ricetta della decollazione dopo averli risvegliati nella maniera più classica, grattando la terra fino a emergere una mano. Jarmusch dichiara subito il partito preso della tradizione in un dialogo tra Bill Murray e Adam Driver che hanno appena scoperto due cadaveri mutilati. "A cosa pensi?", domanda il primo. "Penso agli zombie", risponde convinto il secondo. Oltre a donare il tono del film, ironico e imperturbabile, questo scambio di battute assomiglia a una dichiarazione d'intenzione. Cosciente di partecipare al (gran) ritorno dei morti viventi sul grande e sul piccolo schermo, l'autore rinvia lo spettatore alle sue abitudini per poi spiazzarlo.

 

filmtv.press. Le immagini e le parole mettono in bolla il mondo (letteralmente), ma lo racchiudono in una dimensione dove il senso non ha scampo. La vita in morte è ripetizione della vita precedente, gli zombie cercano il wi-fi, entrano in un diner reclamando caffè, invocano Chardonnay, e chi è in vita non può che accettare la fine inevitabile, il copione per l’appunto già letto di un film che appartiene a un genere in cui di norma tutti muoiono tranne i morti, e che a forza di ripetere modelli romeriani si è trasformato anch’esso in una forma non più vivente, ripetuta e ripetitiva. I morti non muoiono è in superficie un film di zombie, ma essendo un film di Jarmusch è soprattutto un film di pensieri. Ricorda L’uomo che non c’era dei Coen, che era fondato sul principio d’indeterminazione di Heisenberg e sulla sparizione del reale di fronte all’occhio di chi guarda. I Coen osservavano oggetti, capelli che si alzavano prima di cadere, linee che giravano, dischi che volavano; Jarmusch fa lo stesso con le parole (ripetute, svuotate, ovvie) e il loro tentativo di ristabilire un equilibrio, una determinazione. Fra scritto e non scritto; fra un finale noto e uno sospeso; tra la monotonia di Bill Murray e il sentimento che gli zombie sanno ancora suscitare; tra la centralità dell’orrore contemporaneo (il fracking selvaggio, il razzismo dei suprematisti bianchi) e la marginalità dei dropout. Lo stupore dei Coen travalica nell’ironia rassegnata di Jarmusch, a cui manca però la dolcezza di Solo gli amanti sopravvivono, sostituita da un’elegia dell’universo hipster che sa tanto di messa in salvo sua e dei suoi amici (Murray, Adam Driver, Tilda Swinton, Tom Waits, Iggy Pop, Chloë Sevigny, Steve Buscemi, Selena Gomez…) da un’America che oggi più che mai potrebbe trasformarsi nella vera terra dei morti.

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