Troppa
 
grazia
 

Troppa grazia, Gianni Zanasi

Troppa grazia

di Gianni Zanasi, Italia, Spagna, Grecia, 2018, 110
con Alba Rohrwacher, Elio Germano, Giuseppe Battiston, Hadas Yaron, Carlotta Natoli

Troppa grazia, Gianni Zanasi

Trama

Lucia è una geometra specializzata in rilevamenti catastali, nota per la pignoleria con cui insiste nel “fare le cose per bene”. La sua vita, però, è tutto fuorché precisa: a 18 anni ha avuto una figlia, Rosa, da un amore passeggero; ha appena chiuso una relazione pluriennale con Arturo; il suo lavoro precario non basta ad arrivare a fine mese. Approfittando della sua vulnerabilità economica, Paolo, il sindaco del paese, le affida il compito di effettuare un rilevamento su un terreno dove un imprenditore vuole costruire un impero immobiliare. Ma su quel terreno incombe un problema che Lucia individua immediatamente, anche se non ne vede con chiarezza i contorni. Paolo invece le chiede di “chiudere un occhio”.

A Lucia appare la Madonna: una figura femminile straniera e assai decisa che le ordina di far costruire una chiesa proprio su quel terreno comunale.

Regia

Gianni Zanasi

Cast

Alba Rohrwacher, Elio Germano, Giuseppe Battiston, Hadas Yaron, Carlotta Natoli

Durata

110′

Paese di produzione

Italia, Spagna, Grecia

Anno di produzione

2018

Premi

Alba Rohrwacher ha ricevuto una nomination a miglior attrice ai David di Donatello 2019.

Calendario
 

martedì 2 luglio 2019
h: 21:30

Recensioni
 

quinlan.it.

Non è tanto il plot basico, ovvero la riflessione sul cosa avverrebbe se la Madonna apparisse oggi, in una società poco propensa al soprannaturale e indaffarata con questioni relative al denaro e alla sussistenza quotidiana, il vero punto di forza di Troppa grazia, quanto il suo declinare con un realismo piuttosto crudo le dinamiche odierne del “lavoro”. Prestare la propria opera senza farsi troppe domande, in tempi rapidi, non “creare problemi”, incassare, dimenticarsi nel mentre ogni possibile problematica etica. In fondo è così che funziona da tempo, se si vuol lavorare: bisogna chiudere un occhio e mettere da parte il proprio orgoglio professionale. In questo Lucia è un personaggio esemplare della nostra epoca, e il fatto che sia una donna con figlia a carico la rende ancora più esposta ad andare incontro a situazioni di tal fatta. D’altronde, come le ricorda senza peli sulla lingua il suo datore di lavoro (il consigliere comunale incarnato da Giuseppe Battiston): lei è stata scelta per quel lavoro, proprio perché ne aveva bisogno, e le sue ristrettezze economiche si sposavano alla perfezione con le necessità di un progetto che forse non sta sorgendo sul terreno giusto.

[...] È un oggetto insolito Troppa grazia, magari imperfetto, ma vitale, coraggioso e a tratti assai spassoso. Un film che scardina le coordinate usuali della commedia e si spera contribuisca a mutare il paesaggio del cinema nostrano.

 

filmtv.press. «Vedo la Madonna. Mi parla, ci litigo, ci meniamo». A un certo punto Lucia si rassegna e descrive con tono sbrigativo il rapporto con la sua nuova amica, la madre di Dio, che le appare cocciutamente per convincerla a costruire una chiesa dove c’è il cantiere dell’Onda, grossa e pretenziosa opera architettonica. E la vera genialità del matto film di Zanasi non è, infatti, nella rottura dell’ordinario, nel fatto che a una geometra pignola compaia la Madonna; ma nel ripristino di quell’ordinario, nel momento in cui per Lucia la presenza di Maria si fa normale, e le liti con la santa quotidiane quanto quelle col compagno Arturo. Quando ciò accade, sotto il velo della commedia surreale sbuca il volto di un’Italia grottesca e familiare, con le sue storture e ipocrisie. Come già in Non pensarci, una crisi personale (più mistica che esistenziale) è la scusa per mettere in scena la crisi di un apparato intero: vale la pena di essere onesti? Di dire che un cantiere edile non è in regola? Deve scendere la Madonna, per rivelare le bugie dei piani catastali? E in fondo chi può dirsi esente da corruzione, come suggerisce il sindaco interpretato da Battiston? L’intervento divino porta in dote una paradossale lente di lucidità; l’escamotage fantastico produce, come in Lazzaro felice (con cui condivide le location della Tuscia e il corpo attoriale iridescente di Alba Rohrwacher), un fertile cortocircuito, qui alimentato dalla smaccata italianità dei due poli narrativi: culto mariano vs mala edilizia. Nota a margine, ma non tanto: le colonne sonore di Zanasi sono una garanzia, dalle musiche di Niccolò Contessa al finale su I Promise dei Radiohead.

 

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