di Radu Jude, Romania, 2025, 109′
con Eszter Tompa, Gabriel Spahiu, Adonis Tanta, Serban Pavlu, Oana Mardare
Dovrebbe essere un normale giorno di lavoro per Orsoloya, ufficiale addetta agli sfratti. Ma, quando caccia un senzatetto da un seminterrato in cui si era rifugiato, accade l’irreparabile: l’uomo si toglie la vita. Sopraffatta dal senso di colpa, Orsoloya si imbarca in una serie di incontri e situazioni sempre più assurdi per cercare goffamente di trovare una qualche forma di redenzione.
Il folle genio di Radu Jude (Bad Luck Banging or Loony Porn, Do Not Expect Too Much From the End of the World) ci regala un’opera più composta rispetto ai suoi film precedenti, ma non per questo meno sorprendente, che omaggia Rossellini e affronta con sapiente ironia e dialoghi affilati temi come la crisi abitativa, l’economia post-socialista e i nazionalismi europei. Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura alla Berlinale.
INTERVISTA CON RADU JUDE
Il film si apre con il suicidio di un senzatetto dopo essere stato sfrattato, e poi segue Orsolya, l'ufficiale giudiziaria che ha eseguito lo sfratto. Come hai costruito la storia attorno a questa situazione?
È una domanda complessa, anche perché questo progetto è in realtà molto vecchio. La scintilla iniziale della storia è nata da una notizia di cronaca che avevo letto anni fa su una situazione simile. Me la sono segnata e a un certo punto l’ho anche proposta a HBO Romania per un film per la TV, ma non se n’è poi fatto nulla. Nel corso del tempo, la storia ha continuato a ronzarmi in testa, soprattutto mentre lo sviluppo immobiliare e le
disuguaglianze diventavano sempre più marcati in Romania. Nonostante la crescita del PIL, il divario tra ricchi e poveri non ha fatto che aumentare, e questo è molto preoccupante.
Hai menzionato Roberto Rossellini come un'influenza chiave per questo film. In che modo?
Per me una storia ha bisogno anche di una forma specifica, non solo di una narrazione. A un certo punto ho letto un articolo su Europa '51 di Rossellini e ho riguardato il film. Sono rimasto colpito dai suoi temi: una donna
consumata dal senso di colpa, alla ricerca di redenzione. Ho visto parallelismi con la mia storia e ho deciso di esplorare quei temi, ma in un modo che fosse meno metafisicamente tragico e più radicato in una miscela contemporanea di commedia e dramma: potrei dire che il mio film è una sorta di caricatura di Rossellini. E c'è stata anche un'altra influenza: ho riguardato Psycho di Hitchcock, che ha ispirato la struttura del film.
Psycho inizia con una vittima e poi sposta l'attenzione sul colpevole. Ho seguito quell'idea: la storia del senzatetto passa a quella di Orsolya. Lei non è l'assassina, ma simbolicamente sente che potrebbe essere in
qualche modo complice, un po' come tutti gli altri intorno a lei. È così che il film ha preso forma.
Si tratta di un evidente commento sulle questioni sociali e politiche della Romania odierna. Come hai detto, il film fonde un senso di tragedia con elementi di commedia. Lo descriveresti come una satira?
Hai menzionato gli aspetti sociali e politici, ed è vero. Aggiungerei anche la dimensione etica: il senso di colpa e il dilemma morale che la protagonista si trova ad affrontare. Ma è un po' ridicolo, perché si tratta di un dilemma morale che arriva dopo gli eventi, quando il danno è ormai fatto. Ora, non sono sicuro che "satira" sia la parola migliore. Potresti aver ragione, ma io non ho la stessa prospettiva distaccata di un critico o di uno
spettatore. Per me si tratta più di esplorare la ridicolaggine e il dramma della situazione allo stesso tempo. Al centro c'è una tragedia, ma il modo in cui le persone reagiscono può essere assurdo. Quando mettiamo in
discussione le nostre stesse reazioni di fronte alle tragedie, spesso le troviamo al limite del ridicolo.
MyMovies - Cluj, che è la seconda città del paese e incidentalmente un simbolo del cinema nazionale ospitando il Transilvania International Film Festival, è per Jude anche e inevitabilmente un avatar dell'Europa tutta, tema che nelle sue contraddizioni è spesso al centro delle preoccupazioni del regista; qui attraverso il peregrinare di Orsolya emerge una volta di più la brutale disamina di una traballante Unione, colta in tutti i suoi inconciliabili paradossi. Intolleranze, disuguaglianza, un mercato del lavoro scosso alle fondamenta, populismo, e soprattutto il peso di un presente (appena fuori dall'inquadratura preme l'angoscia di Gaza, dell'Ucraina, di Orban...) che nei film di Jude ci sta sempre con il fiato sul collo ed è così attuale da apparirci come compagno di visione dentro la sala.
Quinlan.it - Conscio di come la produzione cinematografica non sia che un altro strumento nelle mani di tale sistema, Jude si muove in maniera completamente laterale, sceglie una prospettiva “povera”, gira in una decina di giorni con una troupe ridotta all’osso e con un cellulare. Non per obbligo, ma per scelta, per precisa volontà di restituire attraverso lo stesso esercizio produttivo prima ancora che estetico la necessità di un cambio politico, strutturale, di una visione differente, di una prospettiva che sappia rivoluzionare lo stato delle cose. Ne viene fuori l’ennesima opera nitida e integerrima, mai conciliante, che sa far sua la lezione rosselliniana come fosse l’organo costituente ed eternamente vivo della ridefinizione dello sguardo collettivo. Non sarà dirompente come alcune delle sue opere precedenti, Kontinental ’25, ma conferma come di registi come Radu Jude ce ne siano pochi, pochissimi in circolazione oggi, ma anche di come la via per una messa in discussione dell’intero apparato dell’immaginario sia indicata. Basta seguirla.