di Kore'eda Hirokazu, Giappone, 1998, 118′
con Arata, Erika Oda, Susumu Terajima, Takashi Naitô, Kyôko Kagawa
C'è un luogo di passaggio tra la vita e l'eternità, simile a un anonimo edificio amministrativo del Giappone del dopoguerra. Qui, le anime appena defunte vengono accolte da un gruppo di impiegati, anch'essi morti, con un compito molto particolare: scegliere un solo ricordo da portare con sé per sempre. Una settimana di tempo per decidere quale istante della propria esistenza meriti di diventare eterno. Una volta individuato, quel momento viene ricostruito come un set cinematografico e filmato. Sarà proprio quell'immagine a costituire il paradiso individuale di ciascuno.
Longtake.it - Interessante riflessione sull'esistenza umana dal punto di vista dei defunti, il secondo lungometraggio di Hirokazu Kore-Eda si può leggere come l'ideale controcampo della sua pellicola d'esordio, il dolente Maborosi (1995) che tre anni prima raccontava la storia di una giovane donna costretta a fare i conti con la morte del marito. Lirico e allo stesso tempo divertente, malinconico senza rinunciare alla leggerezza, il film abbandona i toni foschi della pellicola precedente e mescola abilmente finzione fantastica ed elementi semi-documentaristici (nel cast sono presenti diversi attori non professionisti che raccontano esperienze di vita reali) per mettere in scena un aldilà sorprendentemente laico e burocratizzato.
MyMovies.it - Realizzato nel 1998, tra il folgorante esordio di Maborosi e il successo internazionale di Nobody Knows, After Life occupa una posizione centrale nella filmografia di Hirokazu Kore-eda. È il film in cui il regista giapponese definisce con maggiore chiarezza i temi che attraverseranno tutta la sua opera: il rapporto tra memoria e identità, la fragilità dei legami umani, il confine sempre permeabile tra documentario e finzione. Ma soprattutto è il film in cui Kore-eda formula una domanda tanto semplice quanto vertiginosa: cosa resta davvero di una vita?
La risposta non passa attraverso alcuna riflessione religiosa. Pur ambientandosi nell'aldilà, After Life evita accuratamente ogni iconografia trascendente. Non ci sono angeli, giudizi universali o ricompense divine. Il paradiso diventa un archivio della memoria, amministrato da funzionari gentili e pazienti che ricordano più assistenti sociali che emissari del sacro.