di René Laloux, Francia/Cecoslovacchia, 1973, 72′
Sul pianeta Ygam vivono giganteschi androidi di nome Draag che praticano la meditazione. I loro figli passano la gran parte del tempo in compagnia degli Oms, uomini minuscoli che provengono da un pianeta oramai distrutto e utilizzati dai Draag come animali domestici. Terr, cresciuto e custodito da Tiwa fin dalla sua nascita, intuisce che la saggezza dei giganti viene trasmessa tra di loro attraverso messaggi captati da una specie di cuffia elettronica. Quando Tiwa viene iniziato alla meditazione, Terr fugge impadronendosi di una di queste cuffie.
Introduzione e commento di Priscilla Mancini.
Evento in FAB Festival di Animanzione in Brianza
IL RESTAURO
Restaurato in 4K da Argos Film nel 2025. Il pianeta selvaggio è stato digitalizzato e restaurato da Eclair Classics utilizzando gli elementi fotochimici originali: il negativo in acetato da 35 mm, l’interpositivo da 35 mm per alcune sequenze e il negativo ottico da 35 mm per il sonoro.
Questo restauro ha ricevuto il supporto del CNC (Centre National du Cinéma et de l’image animée) in Francia.
Completamente disegnato a mano, combina ritagli di carta e dissolvenze in macchina da presa ed è stato il primo film d’animazione ad essere premiato al Festival di Cannes. Il restauro è stato effettuato con il massimo rispetto dell’originale, dell’animazione manuale ed eterogenea e dell’energia dinamica dello stile di disegno a tratteggio incrociato caratteristico di Topor.
Regia: René Laloux
Design: Roland Topor
Sceneggiatura: Roland Topor, René Laloux – basata sul romanzo Homo Domesticus di Stefan Wul
Fotografia: Boris Baromykin, Lubomir Rejthar
Musiche: Alain Goraguer, Claude Pascal
Montaggio: Hélène Arnal, Marta Látalová
Scenografie: Roland Topor
MyMovies.it - Sceneggiato da Topor a partire da un romanzo di fantascienza di Stefan Wul e diretto dal regista d'animazione R. Laloux, il film è uno dei cartoon simbolo degli anni '70: ora torna al cinema in una nuova versione restaurata, offrendosi ancora in tutta la sua magnificenza artigianale. Interamente disegnato a mano, con effetti che combinano collage dinamico e dissolvenze, Il pianeta selvaggio presenta ancora intatta la sua aura di opera surrealista che a inizio anni '70 combinava l'immaginario di Roland Topor, pittore e scrittore post surrealista fondatore nel 1962 del movimento artistico "panique", e di René Laloux, già noto pittore prima di dedicarsi allo studio sperimentale della psichiatria. Servendosi dei disegni di alcuni pazienti psichiatrici, infatti, Laloux generava mondi creati da menti alterate e in seguito portò questa esperienza nei suoi lavori artistici, e in particolare proprio nel Pianeta salvaggio, che insieme a Topor immaginò come un incubo apocalittico che interpretava in chiave simbolica e metaforica le tensioni dell'epoca: invasione tecnologica, predominio della tecnica sull'intelligenza, terrore della natura e di una sua possibile vendetta...
Sentieri Selvaggi - Il pianeta selvaggio è animazione sperimentale che coinvolge i cinque sensi dello spettatore invitandolo ad un viaggio che esplora i confini della morale. La specie umana non è il centro dell’universo e l’istinto primordiale di oppressione di minoranze e gruppi etnicamente diversi sembra tristemente connotare anche le civiltà extraterrestri tecnologicamente più progredite. L’unica soluzione è la convivenza pacifica: da una parte il satellite naturale del Pianeta Selvaggio, dall’altra un secondo satellite artificiale chiamato Terra, specchio fedele di un mondo scomparso per autodistruzione. Dopo più di cinquant’anni il film è ancora attuale e continua ad influenzare generazioni di artisti e cineasti: viene in mente un nome su tutti, James Cameron e lo straordinario universo di Avatar.
Quinlan.it - Se l’ultima pellicola diretta da Laloux mostrava evidenti limiti di forma, soprattutto se paragonata alle opere coeve, in primis alcuni capolavori del Sol Levante, anche la poca fluidità e i movimenti approssimativi dei personaggi de Il pianeta selvaggio balzano agli occhi. Eppure, ancora oggi, dopo una fiumana di pellicole dallo standard elevatissimo, l’evidente staticità del film di Laloux e Topor ci appare come una sorta di plus valore, un’esaltazione della sua natura pittorica – in tal senso, funziona persino la voce narrante. Quadro dopo quadro, sopraffatti da questa dimensione sospesa, trascinati in un caleidoscopio psichedelico, si compie ancora una volta il piccolo grande miracolo del cinema d’animazione: sembrare più vero del vero. I Draag sono, esistono, ci inquietano, ci scrutano, ci mettono di fronte a noi stessi.