Il
Dono
più
Prezioso

Il Dono più Prezioso, Michel Hazanavicius

Il Dono più Prezioso

di Michel Hazanavicius, Francia, 2024, 81
con Jean-Louis Trintignant, Grégory Gadebois, Denis Podalydès, Dominique Blanc

Il Dono più Prezioso

Trama

C’era una volta un povero taglialegna che viveva con la moglie in una grande foresta. Il freddo, la fame, la povertà e una guerra spietata rendevano la loro vita durissima. Un giorno, la moglie del taglialegna trova un piccolo fagottino nella neve. Una neonata era stata lanciata da uno dei tanti treni che attraversano la foresta. Questa bambina, questo dono prezioso, trasformerà definitivamente la vita del taglialegna e di sua moglie, così come quelle delle persone che incontrerà lungo il suo cammino, tra cui l’uomo che l’ha lanciata dal treno in corsa. Alcuni cercheranno di proteggerla a tutti i costi. La loro storia rivelerà il peggio e il meglio del cuore degli uomini.

Regia

Michel Hazanavicius

Cast

Jean-Louis Trintignant, Grégory Gadebois, Denis Podalydès, Dominique Blanc

Genere

drammatico, animazione

Paese di produzione

Francia

Anno di produzione

2024

Durata

81′

Premi

Presentato in concorso al Festival di Cannes

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Info

Introduzione e commento di Priscilla Mancini

Evento in FAB Festival di Animanzione in Brianza

Calendario

giovedì 21 maggio 2026
h: 20:30
7,00 € / Intero
5,00 € / Ridotto over 65 e Soci Bloom
4,00 € / Ridotto Under 26

Recensioni

Sentieri Selvaggi -  Il dono più prezioso è un film generoso, dal piccolo budget, con una grafica di ispirazione vagamente disneyana, pulita e piena di trasparenze, che fa un ottimo uso della profondità di campo, la sterminata desolazione e l’affetto catturato in primo piano. Delicato, profondo, semina una speranza, riprende la luce di un camino per riscaldare la notte, e cerca di trovare il battito del cuore, muto e nascosto dalla paura.

 

FilmTv -  Hazanavicius conferma l’eclettismo del suo cinema misurandosi questa volta con l’animazione. È per il regista una vera opera d’amore che ha personalmente disegnato immagine per immagine, realizzando un film fuori (dal) tempo per stile e passo, ma che sa evocare con sincerità la tenerezza e l’orrore, l’umanità e il suo contrario. Sostenuto dalla (come sempre onnipresente) colonna sonora di Alexandre Desplat, non si limita a farsi memento degli orrori della Shoah, ma articola una sentita riflessione sull’amore e la sua trasmissione, oltre la perdita. E la vita continua.

 

MyMovies.it -  Il film di Hazanavicius (nato in una famiglia ebraica ashkenazita di origini polacche e lituane) grazie a una grafica molto delicata, su cui volutamente contrastano le figure degli esseri umani tutte contornate con evidenza, viene proposto al Festival di Cannes in un momento estremamente delicato della storia del popolo d'Israele ma proprio per questo assume più valore. Ci ricorda cioè come ognuno possa finire con l'essere assalito dal tarlo del razzismo e come nessuno possa pensarsene totalmente esente.

 

Cineforum. it -  L’intelligenza e la consapevolezza di Hazanavicius in dote a Il dono più prezioso, supportato dai produttori coerenti Luc e Jean-Pierre Dardenne, stanno nel ricorso all’animazione come misura inevitabile della mistificazione a monte della realtà. Attraverso la cornice esplicita introduttiva, può così raccontare la sua fiaba anti-Pollicino interrogandosi su come, sempre nella logica fiabesca, sia concepibile la scelta di uccidere o far morire i propri figli. Il dono più prezioso equipara così visivamente il mestiere del boscaiolo, soggetto maschile di tutte le guerre, di mutilare la natura, il femminile fecondo, gli alberi, come la “soluzione finale” nazionalsocialista si è impegnata a cancellare un popolo interamente, a cominciare dai bambini, riuscendoci in parte; cioè consegnando alla memoria forse condannata a non avere un futuro, una quota consistente del bilancio industriale e quindi del modello riproducibile a tempo indeterminato dell’eccidio di massa capillare, ideologico, religioso e scientifico. Il tratto grafico, con i contorni marcati, fino ad esplodere nelle tavole pittoriche delle vittime sterminate di numero e di fatto tiene dentro dunque immagini altrimenti insostenibili razionalmente e moralmente, perché nessuna narrazione, semplificando e concentrandosi su porzioni strette di umanità, può restituire la disumanità al suo livello, ad oggi, più performativo.

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