di Simone Massi, Italia, Svizzera, 2023, 90′
con Marco Baliani, Ascanio Celestini, Mimmo Cuticchio, Luigi Lo Cascio, Neri Marcorè, Giovanna Marini, Achille Massi, Gemma Massi, Toni Servillo e Filippo Timi
Nel 1918 Zelinda è una bambina contadina con la madre in cielo e il padre in guerra. Le tocca smettere l’infanzia e indossare la casa, i fratelli, la stalla e le bestie. Un giorno Zelinda torna ad avere una madre e un padre. Alla fiera del paese la bambina si stringe al babbo e spalanca gli occhi per far posto a tutte le cose che le si parano davanti. Vere o immaginate che fossero, Zelinda quelle cose ormai le ha viste e si è fatta una sua idea di come gira il mondo.Gira così velocemente che di colpo la sua storia diventa quella di un’altra. Nel 1943 Assunta è una bambina contadina che sta in equilibrio su una gamba, con la testa guarda il cielo e tiene il piede in guerra (un’altra!). Ma appena ha modo Assunta si cuce un vestito colorato, fa un saltello e hop! la guerra era tutto uno scherzo, o comunque adesso non c’è più. La guerra (forse!) non c’è più e con essa scompare un mondo intero: un salto più grande di quel che sembrava. Nel 1978 Icaro è un bambino contadino che gira in tondo attorno al niente. È stato sognato tanti anni prima e deve fare e farà quello che non è stato possibile per sua madre e sua nonna. E per chi è venuto prima di loro. E prima ancora. E prima ancora.
Interviene l'autore Simone Massi intervistato da Priscilla Mancini.
Evento in FAB Festival di Animanzione in Brianza
Nel pezzo di terra dove sono nato e cresciuto non c'è niente di importante da vedere e da ricordare, niente
che possa essere considerato degno di finire sui libri. Una sorta di “Invelle”, un non luogo da cui la Storia con
la maiuscola ha preso e preteso tutto quello che voleva e poteva. In cambio abbiamo avuto le storie con la
minuscola, quelle che o le tramandi a voce oppure si perdono
Simone Massi
SIMONE MASSI
Simone Massi è nato a Pergola (PU) il 23 maggio del 1970, dove tuttora vive in una vecchia casa di campagna tra le colline marchigiane, lontano dalla modernità, dagli ambienti che contano.
Ex operaio, formatosi poi alla Scuola del Libro di Urbino, ha pensato e disegnato uno per uno i fotogrammi dei suoi film in un lavoro faticoso, minuzioso.
Ha realizzato e diretto animazioni selezionate nei festival di 75 Paesi del Mondo. Vincitore di oltre 300 premi, fra cui un David di Donatello, tre Nastri d'Argento, un Premio Flaiano per l’animazione realizzata all’interno del documentario La strada dei Samouni, Premio Oeil d’Or al Festival di Cannes 2018.
Invelle è il suo primo lungometraggio.
MyMovies.it - Partire dal titolo può tornare utile: "invelle", in dialetto marchigiano, significa "in nessun posto". In effetti Simone Massi racconta un non luogo popolato di ricordi, di persone anonime che hanno attraversato gli orrori della guerra senza premi, né medaglie, e senza finire sui libri di storia.
Alle tematiche da sempre care a Massi, come la terra, la memoria, la civiltà contadina, si aggiunge il filo rosso della resistenza, riportato anche cromaticamente nel film, in bianco e nero tranne appunto dei dettagli rossi. A scomparire inesorabilmente, con il progredire degli anni e l'avvicendarsi delle generazioni, è la civiltà contadina. Massi la "riporta in vita" ripercorrendo, attraverso lo sguardo di tre bambini contadini in tre diverse epoche del Novecento - le due guerre mondiali e gli anni di piombo - la storia del Novecento, con uno sguardo politico preciso, rigorosamente antifascista.
Cineforum.it - Invelle è un film orgogliosamente politico e a tratti potrebbe pagare qualche eccesso ideologico, ma il suo coraggio nel fuggire ogni forma di languore pietistico per privilegiare una sorta di lirismo cristallino – naturale fino a fondersi nella rappresentazione di uomini, terra, animali – impone ammirazione e rispetto. L’animazione di Massi è indescrivibile, quasi fantasmagorica: la macchina da presa si fa veicolo ideale per mescolare e ibridare un mondo talmente lontano e indescrivibile da reinventarsi e ricostruirsi nella memoria. I disegni si mescolano, si fondono, si trasformano. Il ricordo, il passato, l’ipotesi lontana di un segno di speranza, diventano vessillo, ideale, sogno da combattimento. Invelle di Simone Massi è in fondo una variabile immaginifica di un cinema militante che, come la società contadina che racconta, forse non esiste più. Ma di cui avremmo ancora maledettamente bisogno.
Spietati.it - Invelle è un capolavoro prezioso, un’immensa lezione formale e morale, che arriva nelle sale dopo innumerevoli ostacoli: 12 anni di gestazione; 40 versioni della sceneggiatura precedute dalla lettura di tonnellate di materiali; 40.000 tavole interamente realizzate a mano; un anno di limbo distributivo (il film è stato presentato nel 2023 alla 80ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia). Un affresco che trascende ogni possibile modello di riferimento, un’opera voluta fortissimamente da Massi che, nonostante i tormenti realizzativi patiti, è riuscito a conservare un’urgenza lancinante e, soprattutto, una necessità politica pari solo alla bellezza del suo film.
Massi è un artista che tiene la posizione, un animo resistente che porta avanti un’animazione antica, fuori dal tempo, fuori mercato: in bianco e nero screziata di rosso (il rosso della rabbia, della passione e del sacrificio), dura e spigolosa come un’incisione (fatta a pastelli a olio stesi su carta e poi graffiati con sgorbie e puntesecche ), ma sempre pulsante e in trasformazione (nel suo cinema non ci sono stacchi, anche Invelle è un ininterrotto pianosequenza che trasforma il racconto in un lunghissimo attimo, in un sospiro profondo nel quale sprofondiamo ed emergiamo per mezzo di continui zoom in avanti e all’indietro). (...) Invelle è un miracolo di cinema. Un atto d’amore.