di Mascha Schilinski, Germania, 2025, 149′
con Hanna Heckt, Greta Krämer, Filip Schnack, Helena Luer, Anastasia Cherepakha
Quattro ragazze trascorrono la loro giovinezza nella stessa fattoria nel nord della Germania. Mentre la casa evolve nel corso di un secolo, le pareti continuano a risuonare degli echi del passato.
Sebbene separate dal tempo, le loro vite iniziano a rispecchiarsi l'una nell'altra. Mascha Schilinski firma con stile unico e visionario un affascinante racconto al femminile, un capolavoro ipnotico e suggestivo che ha incantato il festival di Cannes, dove ha vinto il Premio della Giuria, selezionato dalla Germania come candidato agli Oscar 2026 per il Miglior film internazionale.
Nella nostra ricerca abbiamo trovato molti esempi di trattamenti orribili che erano
riservati alle domestiche nelle testimonianze oculari o nei libri di storia. Ci sono
pochissime testimonianze delle domestiche stesse, che spesso non sapevano
scrivere. Una delle poche citazioni che abbiamo trovato ci è rimasta impressa nella
memoria. Una domestica ripensa alla sua vita e dice: “In verità, ho vissuto
completamente invano”. Questo ci ha colpito profondamente e ci siamo chieste
cosa significhi oggi una frase così terribile e in che misura esperienze traumatiche di
questo tipo influenzino la vita delle donne nel corso del tempo. Durante il periodo
in cui era una domestica, il nostro personaggio Trudi non ha altra scelta che
sopravvivere. Ancora oggi ci sono molte persone, non solo donne, che ogni giorno
sopravvivono invece di poter vivere.
Mascha Schilinski
Sentieri Selvaggi - Al suo secondo lungometraggio, dopo l’esordio di Dark Blue Girl, presentato alla Berlinale nel 2017, Mascha Schilinski disegna con Il suono di una caduta un affresco lunare. Ma soprattutto ha l’ambizione e il coraggio di cercare una forma assolutamente personale. Lavorando innanzitutto sul formato e sulla superficie: un quattro terzi che cambia costantemente pelle, nella variazione della grana e della definizione delle immagini, nella multiforme gradazione della fotografia, nel gioco degli effetti ottici e delle sfocature. E poi sull’alternarsi dei ritmi delle inquadrature, sui piani fissi che improvvisamente si aprono in movimenti di macchina fluidi, a tratti addirittura vorticosi. E può capitare che proprio al margine di qualche movimento, si incroci all’improvviso un personaggio che appartiene a un tempo diverso, come se il dipanarsi delle storie si ripiegasse in curvature di relatività spaziotemporale.
Spietati.it - È un film che scorre, e scorre bene. Ma non scorre come scorre un fiume. Scorre con il movimento del cinema, che è un contromovimento, un movimento che va in direzione contraria rispetto all’organico. È del resto su questo contromovimento che si impernia il femminismo del film, modellato diligentemente su decenni, se non secoli, di letteratura femminista: narrazione irregolare che trascura o posticipa clamorosamente nessi causali vitali, che si concentra su dettagli estemporaneamente episodici impigliati nella memoria soggettiva più che sulla concatenazione oggettiva degli eventi (così come la prima persona balza in primo piano in voce over, una strana prima persona né singolare né plurale), che attribuisce gigantesca importanza alla sensorialità più che alla razionalità in senso stretto etc.