di Boschilla (Andrea Chiloiro, Riccardo Franchini, Giovanni Labriola, Matteo Ragno), Italia, 2024, 43′
Il turismo è un moderno rituale di massa, un fenomeno dai contorni globali che organizza luoghi, nature e culture in una fiorente industria economica, un settore che sempre più rivolge l’attenzione verso le aree rurali e i territori marginali. Valli, fiumi, pecore e pratiche tradizionali, un tempo simbolo di povertà e arretratezza, oggi promettono al viaggiatore contemporaneo un’esperienza esclusiva e autentica. Percorrendo le montagne al confine di Albania, Kosovo e Montenegro, il film prova a riflettere sulle contraddizioni e i conflitti che attraversano il turismo delle terre alte: possibilità di rinascita e futuro o banale oggetto di consumo?
Intervengono Marco Albino Ferrari, giornalista e scrittore, e Claudio Agostoni, giornalista.
Ringraziamo LAB - Libri al Banco di Vimercate per la collaborazione.
Gli autori dopo il documentario Entroterra, frutto di un viaggio a piedi tra i paesi in spopolamento della dorsale appenninica, proseguono la loro indagine sulle aree interne e le montagne minori utilizzando la lente dello sviluppo turistico. Tra gli obiettivi principali vi è quello di allargare lo sguardo verso le montagne del mediterraneo per comprendere assonanze e divergenze dei fenomeni che le stanno
investendo .
Il nuovo progetto è il frutto di tre attraversamenti condotti nei Balcani dall’agosto 2017 al maggio 2019, lungo il percorso di trekking transnazionale Peaks of Balkans, tra i confini montuosi di Albania, Kosovo e Montenegro nonché di numerose giornate di studio e ricerca. Frontiere diventate per gli autori linee immaginarie da forzare e ricongiungere in un continuo andare e venire tra territori divisi per secoli da
fili spinati, religioni e ideologie, che si riscoprono oggi meta turistica internazionale. Percepiti come luoghi “selvaggi” e dal fascino arcaico, idealizzati dal turista contemporaneo che cerca altrove l’illusione di un’autenticità perduta, una tendenza globale che rende sempre più protagoniste le aree rurali nel nuovo mercato turistico.
Il manifesto - MUSICHE RAREFATTE accompagnano immagini che sembrano riconsegnarci la contraddizione di un tempo che pretendiamo immobile. «La natura selvaggia diviene il brand di valorizzazione del territorio per chi cerca le tracce di un passato arcaico secondo lo stereotipo un po’ coloniale di essere il primo e l’ultimo ad esserne testimone», mette a fuoco Riccardo Franchini, coregista di Pasturismo. «Ma abbiamo provato a non banalizzare l’apporto positivo del turismo in termini di contatto culturale». SONO I PIU’ GIOVANI, che sognano, attraverso i monitor della tecnologia mobile, hotel, piste da scii e strade asfaltate che sottraggano i loro luoghi dalla marginalità in cui sono confinati, a restituirci l’interrogativo: esiste un turismo sostenibile? Con lo sguardo che sfugge verso le creste che dividono il paese dal Montenegro, confine con la strada che porta fuori, verso l’occidente, essi sono portatori delle sfumature di un processo da cui non è possibile sottrarsi, neanche per gli autori del documentario o per noi che guardiamo.