di Yohan Guignard, Francia, 2024, 82′
Quattro amici hanno un’idea folle: vivere 50 giorni in completa autonomia nel cuore dell’Alaska, attraversando il massiccio del Denali.
Wild Days si muove al ritmo di un diario di bordo, raccontando un viaggio in cui l’amicizia si inventa ogni giorno e si misura con la fatica, il silenzio e la vastità della natura. Qui, il tempo si dilata, i gesti diventano essenziali e gli spiriti sembrano librarsi nell’immensità.
Partendo dal piccolo villaggio di Kantishna, a nord del Denali, i quattro caricano sulle proprie slitte da 110 kg tutto ciò che serve per sopravvivere e affrontano oltre 500 chilometri di traversata, a piedi, con gli sci e in packraft, fino all’oceano Pacifico. Nessuna via tracciata, nessun supporto esterno: solo il ritmo del corpo e della montagna, in un’immersione totale nella natura selvaggia.
Il film esplora il contrasto tra il moderno “consumo della montagna” e l’esperienza lenta e profonda dell’avventura autentica. È un viaggio fisico e interiore, un’ode alla libertà, all’amicizia e al tempo che si dilata quando l’uomo torna parte del mondo che lo circonda.
Delaville.it - Se molti film d'avventura puntano sulla verticalità e sul brivido della conquista, Wild Days sceglie una dimensione diversa: l'orizzontalità del tempo. Quattro amici di Chamonix — Hélias Millerioux, Alexandre Marchesseau, Aurélien Lardy e Christophe Tricou — partono per il massiccio del Denali, in Alaska, con un obiettivo che sembra uscito da un romanzo di Jack London: 50 giorni di totale autosufficienza.
Il film è il diario di bordo di una traversata monumentale. Carichi di 110 kg di attrezzatura e cibo su pesanti slitte (pulka), i quattro scalano vette iconiche come il Denali (6.190 m) e il Monte Foraker, scendendo lungo pendii vertiginosi con gli sci, per poi proseguire verso l'oceano alternando trekking e packraft lungo i fiumi glaciali.
Ma la sfida fisica è solo il palcoscenico. Il vero cuore della storia è la creazione di una "micro-società" sotto la tenda: un microcosmo dove il tempo si dilata, i silenzi diventano pesanti e l'umorismo diventa l'unica moneta di sopravvivenza contro la fatica e l'isolamento.
Guignard firma un'opera che è un'ode alla libertà assoluta. Come critico, trovo rinfrescante il modo in cui il regista rifugge l'epica muscolare per abbracciare una narrazione intima e spesso ironica.
Wild Days è un film che fa bene allo spirito: ci ricorda che l'avventura non è solo una questione di chilometri o altitudine, ma di quanto siamo disposti a lasciare che la natura e l'amicizia trasformino la nostra percezione della realtà.