di Roberto Delvoi, Italia, 2024, 75′
con Enrico Gabrielli, Sebastiano De Gennaro, Francesco Fusaro, Marcello Corti
Film on the road che racconta l’audace e sperimentale mondo della collana di musica (anti)classica 19’40”, con i fondatori Enrico Gabrielli, Sebastiano De Gennaro e Francesco Fusaro, insieme al direttore d’orchestra Marcello Corti - in occasione dei 10 anni dalla sua nascita. Appuntamento speciale con la proiezione e l’incontro con i musicisti lunedì 11 maggio alle 19.30 all’Anteo Palazzo del Cinema: introducono il film in sala il giornalista Tommaso Toma con il regista e i musicisti Enrico Gabrielli e Francesco Fusaro.
Un viaggio romanzesco lungo autostrade e variopinti momenti orchestrali (dai palchi alle scuole), nella vita quotidiana dei protagonisti di un’etichetta fuori dalle logiche di mercato, che si auto produce i dischi e li vende principalmente su abbonamento ogni 4 mesi. Tra performance dal vivo, registrazioni in studio e viaggi rocamboleschi attraverso l’Italia, 19’40’’ propone una variegata proposta musicale, sempre diversa e spiazzante, alla ricerca continua di nuovi percorsi compositivi e creativi, votati sempre all’aspetto didattico e divulgativo (con il proprio motore degli eventi dal vivo, l’ensemble Esecutori di Metallo su Carta). Passando dal fascino delle colonne sonore dei videogiochi alla ricercatezza della notazione grafica, dalla poesia della chanson francese fino a giungere all’eleganza della musica classica, “Asfalto che suona” è l’esplorazione di un partitura musicale senza confini di genere e stili.
Al termine della proiezione seguirà performance degli esecutori di Metallo su Carta.
Il film vuole mostrare il modo di lavorare di un etichetta fuori dalle logiche di mercato, che si auto produce i dischi e li vende principalmente su abbonamento ogni 4 mesi.
La loro variegata proposta musicale, sempre diversa e per certi versi spiazzante, diviene per via delle scelte musicali selezionate, un modo per esplorare nuovi percorsi compositivi e creativi.
Da questi ascolti nasce l’idea per un indagine sulle metodologie di realizzazione della collana 19’40”, sempre fuori dal coro e sempre votata all’aspetto didattico e divulgativo.
La prima stesura del progetto filmico pone delle questioni imprescindibili al medium cinematografico sul rapporto tra musica e immagini. Porsi di fronte ad una fenomenologia extra diegetica per evidenziare e costruire una narrazione che possa condurre lo spettatore in territori visivi e sensoriali senza però per questo allontanarsi dall’aspetto didattico e conoscitivo.
La visione dell’asfalto sulle autostrade, con la sua prevedibile e noiosa scansione, diviene immagine ideale per apporre le registrazioni musicale della collana 19’40”.
Da questo aspetto importante nascono anche le interviste ai protagonisti, rigorosamente realizzate in auto durante spostamenti nelle sedi dei concerti o verso le sale studio delle prove.
La scelta di un linguaggio filmico libero e senza strutture codificate, affine ai presupposti della collana 19’40”, diviene metafora di un percorso narrativo e sonoro perfettamente funzionale al messaggio. La musica come territorio da esplorare, in un viaggio continuo e in continua evoluzione.
Roberto Delvoi
CineClandestino - Al termine della X edizione di SEEYOUSOUND International Music Film Festival, la giuria del Premio Miglior Film Italiano, selezionato tra tutti i film in programma dai giurati Benedetta Pallavidino, Sebastiano Pucciarelli e Alberto Spadafora, ha assegnato due premi uno dei quali è proprio il Best Italian Movie – SYSX – lungometraggio andato ad ASFALTO CHE SUONA. UN VIAGGIO SENZA META DI 19’40’’ di Roberto Delvoi.
Ed ecco la motivazione espressa dalla giuria: “Per la volontà di esplorare, attraverso il ritratto dei protagonisti, il valore della cultura della musica, intesa come espressione di curiosità che annulla confini, generi, metodi e regole.”
Aver recuperato il vincitore solo in seguito, sullo schermo piccolo di un PC, è per noi motivo di un ulteriore rimpianto: non aver potuto partecipare alla performance musicale programmata a Torino dopo la proiezione del documentario di Roberto Delvoi, così da vedere (e sentire) in azione la crew della collana 19’40” composta da Enrico “Der Maurer” Gabrielli, Sebastiano De Gennaro, Francesco Fusaro e Marcello Corti; i quali hanno riproposto per l’occasione musiche di Berio, Reich, Eastman, Stockhausen, Andriessen e molto altro ancora.
La curiosità è venuta naturalmente perché il DOC stesso, col suo andamento rapsodico e simpaticamente anarcoide, ci ha permesso di familiarizzare coi tanti aspetti della ricerca musicale che tali artisti portano avanti a 360° ormai da diversi anni, sperimentando sonorità nuove anche a partire dai classici, intervenendo poi in modo ammirevole sul piano sociale attraverso la partecipazione dei più piccoli ad eventi concepiti per loro: tra i momenti più belli del film l’esibizione assieme a quei bambini, precedentemente invitati a costruire semplici strumenti musicali con materiali di recupero.
Ecco, dall’aspetto così “concreto” e materico della loro produzione musicale all’originale rivisitazione di opere classiche, dal rapporto estremamente creativo con la musica elettronica all’interesse per ciò che viene composto quale colonna sonora di un videogame, sono tantissimi i sentieri percorsi durante l’eccentrico documentario “on the road”. Già, on the road, perché le varie attività legate alla collana di musica (anti)classica 19’40’’ sono intervallate da lunghi camera car. Uno zigzagante percorso in macchina tra i vari generi musicali, a tratti persino troppo verboso (ma glielo perdoniamo senz’altro per i contenuti sempre interessanti), che per i fondatori del gruppo è diventato occasione di esporre alcuni rivoli della loro sperimentazione sonora e con essa aspetti ugualmente curiosi, personali del proprio carattere. Tant’è che se si potesse interagire con lo schermo, avremmo chiesto volentieri a uno dei musicisti alla guida se il minuscolo personaggio appeso nell’auto al posto del classico arbremagique fosse proprio Ultraman, come da noi supposto, o qualche altro supereroe dell’immaginario nipponico!
Stefano Coccia