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Il capo perfetto, Fernando León de Aranoa

Il capo perfetto

di Fernando León de Aranoa, Spagna, 115
con Javier Bardem, Manolo Solo, Almudena Amor, Óscar de la Fuente, Sonia Almarcha.

Il capo perfetto, Fernando León de Aranoa

Trama

Una compagnia che produce bilance industriali in una piccola città di provincia spagnola attende l'imminente visita di un comitato che deve decidere se è degna di un premio per l'eccellenza: le cose devono dunque essere perfette quando sarà il momento. Tutto però sembra cospirare contro l'azienda. Lottando contro il tempo, Blanco cerca di ripristinare l'equilibrio all'interno della sua azienda. Nel tentativo di appianare i problemi dei suoi dipendenti, finirà per superare ogni limite immaginabile.

Regia

Fernando León de Aranoa

Cast

Javier Bardem, Manolo Solo, Almudena Amor, Óscar de la Fuente, Sonia Almarcha.

Durata

115′

Paese di produzione

Spagna

Premi

Il film ha ottenuto 17 candidature ai premi Goya. Candidato per la Spagna ai premi Oscar.

Calendario
 

domenica 28 agosto 2022
h: 21:00
6,00 € / Intero
4,00 € / Ridotto under 26 e over 65

Recensioni
 

LA PAROLA AL REGISTA
"Abile, divertente e manipolatore, "Il capo perfetto" è colui che trucca la bilancia, il burattinaio che tira le fila della situazione. La sua azienda produce bilance industriali ma quella che sta all'ingresso principale della fabbrica, un vecchio modello a due piatti, è storta.
(...)
Il capo perfetto è un ritratto sulla spersonalizzazione e sul deterioramento dei rapporti di lavoro, riflesso di un'epoca in cui concetti antiquati come solidarietà, etica o bene comune sembrano essere stati cancellati dalla mappa dell'impiego dalla logica del profitto e della precarietà.
L'immaginario della bilancia, metafora universale della Giustizia, inquadra il tutto: Blanco cerca a tutti i costi di ristabilire l'equilibrio finanziario della sua azienda, anche se per farlo deve armeggiare con i piatti.
Credo sia possibile un cinema complesso e artisticamente ambizioso, che lasci un ricordo di chi siamo o del momento che viviamo e che allo stesso tempo diverta, intriga ed emozioni. E che lo faccia con umorismo, a volte con leggerezza o cinismo, ma senza rinunciare mai all'impegno, alla verità e alla poesia. Che guardi alle radici di ciò che siamo per capire ciò che un giorno saremo. Un cinema che appare come una finestra sul mondo, che si occupa di ciò che accade fuori, sui marciapiedi del nostro paese, nelle nostre case, nelle nostre camere da letto, nei nostri centri di lavoro
(...)".

 

Sentieriselvaggi.it - De Aranoa conferma nuovamente il suo talento narrativo costruendo una commedia caustica dal ritmo serrato capace di strappare più di qualche risata. La grande interpretazione di Javier Bardem eleva senz’altro l’intera operazione, nascondendo qualche doppio senso di troppo e alcune situazioni da commedia degli equivoci. Questioni più spinose come quelle di genere e razza sul posto di lavoro vengono appena accennate e affrontate superficialmente, lasciando fin troppo spazio a gag estemporanee. Tuttavia, la tensione resta sempre alta lungo le due ore di film, chiudendo il cerchio perfettamente con un finale coinvolgente e davvero riuscito.

 

Cinematografo.it - È il perno e il dominus di una narrazione corale in cui si intrecciano personaggi sull’orlo di una crisi di nervi, colpi di mano e colpi di scena in abbondanza, un facile repertorio di immagini simboliche (la vecchia bilancia rotta collocata all’ingresso, la bilancia simbolo di giustizia a uso e consumo del marketing, la bilancia tatuata) e passaggi immediati (il filone sul rampante responsabile della logistica, per esempio). Non è un caso che la Spagna l’abbia designato per la corsa all’Oscar al miglior film internazionale (anziché il favorito Madres paralelas, altrettanto critico sull’identità nazionale). Al di là della presenza fortissima di Javier Bardem, misurato e scatenato al contempo, c’è la capacità di raccontare una storia locale e globale con le cifre della commedia nera, della satira caustica, dell’umorismo moraleggiante.

 

Mymovies.it - La giustizia di cui la bilancia è simbolo diventa allora un concetto aleatorio, utile alla bisogna, da modificare o manipolare a seconda delle esigenze: all'ingresso della Blanco Básculas, tanto per non lasciare nulla di implicito, c'è una vecchia pesa artigianale, che ogni giorno pende da una parte o dall'altra; c'è un solo modo per farla stare in bolla, e la soluzione trovata dal signor Blanco (ovviamente da non svelare) è la metafora del film, la sua sintesi, che come tutto il resto viene illustrata e spiegata con chiarezza.
Nulla in Il capo perfetto sfugge al controllo di una sceneggiatura senza sbavature: dal lunedì al lunedì successivo, la settimana lavorativa mette ciascun personaggio di fronte alla propria crisi e ai propri obblighi. Ciascuno ha il proprio ruolo e il proprio peso, in un mosaico in cui i ricattatori sono ricattati, i traditi sono anche traditori e i vincitori sono in realtà dei vinti che hanno camuffato la loro sconfitta. Niente è lasciato al caso, e il problema del film è proprio la sua voluta programmaticità, il suo moralismo divertito, con un Bardem ovviamente perfetto che come il suo regista resta costantemente in bilico fra farsa e dramma, presa in giro di sé stesso e di un intero sistema.

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