THE IRISHMAN.png

The Irishman, Martin Scorsese

di Martin Scorsese, Usa 2019, 209′, con Robert De Niro, Al Pacino, Joe Pesci, Harvey Keitel, Ray Romano, Bobby Cannavale.

irish locandina-sito.jpg

Frank Sheeran è un veterano della Seconda Guerra Mondiale e un autista di camion quando incontra l'uomo del destino, Russell Bufalino, boss della mafia a Filadelfia, che vede in lui il tratto principale di un buon ufficiale: l'affidabilità. Le famiglie di Frank e Russell stringono un'amicizia che va al di là (ma non al di sopra, come vedremo) del business. Russell è così fiero di Frank che lo presenta a Jimmy Hoffa, il capo del sindacato dei camionisti, più popolare di Elvis e dei Beatles messi insieme. Hoffa è vulcanico e brillante, calcolatore e stratega, ma anche affettuoso e seducente. Frank non è immune al suo carisma e diventa il suo guardiaspalle, il suo consigliere e, forse, il suo miglior amico. Il viaggio di questi tre personaggi attraverso gli Stati Uniti e la Storia americana è la stoffa di cui è fatto il cinema.

Premi

Tratto dal libro "I Heard You Paint Housesdel" di Charles Brandt.

Venerdì 8 novembre 2019 ore 20:30
Versione originale sottotitolata
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Domenica 10 novembre 2019 ore 20:00
ORARIO MODIFICATO - Versione originale sottotitolata
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65

Recensioni

Mymovies.it - The Irishman è un'epopea gangster malinconica ed elegiaca, intima e ampia, che stratifica progressivamente tutto quanto sappiamo sul mafia movie, sul cinema di Martin Scorsese, del quale è un compendio (e si spera non un testamento), e sull'abilità recitativa di tre mostri sacri del grande schermo finora mai apparsi tutti e tre insieme. De Niro (Sheeran) capitalizza sulla sua abilità di aprire spiragli nella maschera indecifrabile di un uomo qualunque; Pesci (Bufalino) gli fa a gara in sottrazione, contraddicendo la sua reputazione di show off; e Pacino (Hoffa) controlla i toni enfatici a favore di un'irresistibile bonomia.
Che l'intento di Scorsese fosse quello di costruire un'anti Quei bravi ragazzi è dichiarato fin dal primo, magnifico piano sequenza, che rispecchia (al contrario) il leggendario "Copa shot" del suo capolavoro del '90. La cinepresa si addentra lungo i corridoi di una casa di riposo fino a stanare Frank, ormai anziano e confinato ad una sedia a rotelle, che inizia il suo racconto in voce fuori campo (come l'altro irlandese prestato alla mafia in Quei bravi ragazzi) per spiegare a noi e a se stesso (non senza licenza poetica) "come cazzo è iniziato tutto questo".

 

Longtake.it - sono numerosi i riferimenti a momenti cardine della storia degli Stati Uniti del ventesimo secolo, tra i quali quello centrale è la morte di J.F. Kennedy. Prendendo spunto dall’omonimo romanzo di Charles Brandt, la sceneggiatura a orologeria di Steven Zaillian si concentra poi su uno dei grandi misteri irrisolti della storia americana, la scomparsa di Jimmy Hoffa, il cui eco mediatico nel film, tra passato e presente, è un altro degli elementi di spunto sulla fine di un’epoca di cui non si parla più. Descrivendo con cura i meccanismi interni della criminalità, le rivalità e le connessioni con la politica, Scorsese firma un grande film sull’America, pienamente nel suo stile, attraversato da una magnifica colonna sonora e da interpretazioni decisamente all’altezza della situazione. Perfetto l’intero cast, ma una menzione speciale la merita Robert De Niro in una delle prove più intense e importanti della sua intera carriera.

 

Quinlan.it - Con quest’ampia parte centrale piuttosto statica, The Irishman sembra dunque prendere una piega più verbosa e concentrarsi prevalentemente sulle interpretazioni delle sue tre star e sulle relative “maschere” da loro indossate, che vanno dalla faccia digitalizzata di De Niro, oltretutto dotato di occhio ceruleo, alla vistosa chioma posticcia di Pacino/Hoffa, fino alle rughe scavate nel volto di creta di un Joe Pesci che giganteggia decrepito verso il finale del film. Coerentemente con il suo discorso sulla decadenza fisica e sulla consunzione del gangster, Scorsese pratica in The Irishman anche una certa ascesi dello stile, rinunciando all’epica, all’abituale playlist pop-rock, cimentandosi con parsimonia nei suoi tipici, virtuosistici movimenti di macchina da presa: dopo lo splendido l’incipit penetrante sinuosamente nell’ospizio, movimento che tornerà in parte nel finale, si fa notare, in particolare, anche quella steadycam a seguire gli assassini che poi va a chiosare pudicamente su dei fiori variopinti nella vetrina di un negozio.

 

Filmtv.press - he Irishman non è solo una summa irresistibile e suprema del cinema di Scorsese; è anche la celebrazione di un modo di fare e pensare il cinema americano. Scorsese, oggi, incarna non solo la memoria del cinema statunitense, da Griffith in avanti passando per l’adorato Hawks e l’amato Ford, ma rappresenta la dignità di un modo di vivere, pensare e praticare il cinema esploso agli inizi degli anni 70, quando il rinnovamento di Hollywood passava per nomi come Coppola, Spielberg, Bogdanovich, Friedkin, Milius, De Palma e altri (tutti allevati da Corman). Ogni inquadratura di The Irishman trasuda una dignità inamovibile, fiera, una consapevolezza unica del cinema, del suo linguaggio, della storia e della sua arte. Nella vicenda del killer irlandese Frank Sheeran (un De Niro sublime), figura chiave di alcuni dei crimini più nefasti ordinati dalla mafia italoamericana, della sua amicizia con Russell Bufalino (un Joe Pesci perfetto) e del loro rapporto con Jimmy Hoffa (Al Pacino: magnifico!), il capo dei Teamsters, il sindacato dei camionisti cui il mondo del crimine chiede prestiti per finanziare i casinò a Las Vegas, Scorsese compone un affresco complesso del tempo perduto di rara commozione.

Futuro random

AILO1200X630.png
STEFANOVERGANI.jpg
72840460_10157098389187639_2185428193706508288_n.jpg
74315954_10157129197322639_9007269095204192256_n.jpg