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Grazie a Dio, François Ozon

di François Ozon, Francia 2019, 137′, con Melvil Poupaud, Denis Ménochet, Swann Arlaud, Éric Caravaca, Francois Marthouret

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Alexandre vive a Lione con la sua famiglia. Un giorno viene a sapere che il prete che abusava di lui quando faceva parte del gruppo degli scout officia sempre a contatto con i bambini. Inizia allora la sua personale battaglia con l'aiuto di François ed Emmanuel, anch'essi vittima del sacerdote, per raccontare le responsabilità del prete. Col passare del tempo e con l'aumento del numero delle vittime del sacerdote che decidono di venire allo scoperto si forma un associazione che decide di costituirsi in giudizio legale.

Premi

Gran premio della giuria al Festival di Berlino 2019

Giovedì 31 ottobre 2019 ore 20:30
versione originale sottotitolata
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Venerdì 1 novembre 2019 ore 20:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Sabato 2 novembre 2019 ore 20:00
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Domenica 3 novembre 2019 ore 20:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Martedì 5 novembre 2019 ore 21:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Mercoledì 6 novembre 2019 ore 21:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65

Recensioni

Mymovies.it - Ozon resta un autore ma ha deciso di non chiudersi in una 'certa maniera di fare cinema'. In questa occasione è stato a lungo incerto se realizzare un documentario o una fiction, una volta venuto a conoscenza del caso Preynat grazie al sito La Parole Libérée. Online erano state raccolte le testimonianze e l'azione di quelli che un tempo erano stati bambini abusati da un sacerdote e che, grazie a uno di loro rimasto fedele alla Chiesa ma sconvolto dalla scoperta dell'impunità del sacerdote, aveva avviato la procedura di messa in stato di accusa del prelato. Quest'ultimo peraltro non ha mai negato gli addebiti considerandosi 'malato'.
Grazie agli incontri con i veri soggetti della vicenda, Ozon ha compreso che, dopo essere stati al centro di numerose inchieste televisive, avrebbero preferito una trattazione della loro storia così come avvenuto, negli Stati Uniti, con Il caso Spotlight. Questo ha dato al regista al contempo una libertà di trattamento ma anche la responsabilità di un rispetto fondamentale di fatti e persone.

 

Il Fatto Quotidiano - Grazie a Dioc’è Francois Ozon. Lo scandalo della pedofilia dentro la Chiesa cattolica, in questo caso francese, anzi lionese, con schizzi morali e responsabilità politica direttamente sul Vaticano, rivive impietoso e devastante in un apparente piccolo film antispettacolare fatto di campi e controcampi, dialoghi fitti, primi piani. Grazie a Dio, appunto, è il titolo. Ma anche lapsus freudiano di monsignor Barbarin che, dopo anni di accuse verso il sottoposto padre Preynat, durante una conferenza stampa a margine dell’imminente processo al prete imputato, si lascia sfuggire un “grazie a Dio, i reati sono prescritti”.

 

Cineforum.it - Ozon organizza, argomenta, la cronaca come una ronde, come una composta reazione a catena. E riesce anche, sopratutto rispetto ai parametri usuali del suo cinema, a essere estremamente misurato; e gli si perdonano delle sottolineature didascaliche nel montaggio, subordinate a un’urgenza di chiarezza estrema. Riesce a tenere il cast in maniera sorprendente, avendo come obiettivo quello di evidenziare la fragilità, la contraddittorietà dei suoi personaggi, tutti irreparabilmente rotti, ognuno a suo modo, dal trauma della violenza, e a ogni personaggio, a ogni trauma, fa corrispondere uno scarto stilistico.

 

Quinlan.it - Tutti sapevano, tutti hanno taciuto. Parola, silenzio e collettività sono tre degli elementi che Ozon disseziona con fare didascalico, per metterci di fronte a una serie di funzionali slittamenti: dal mostro Bernard Preynat al burattinaio del silenzio Barbarin, dal primo passo di Alexandre alle testimonianze e azioni di François ed Emmanuel. È infatti la scrittura, più della diligente messa in scena, l’aspetto più interessante di Grazie a Dio. Supportato da un ottimo cast (in primis i tre coraggiosi accusatori Melvil Poupaud, Denis Ménochet e Swann Arlaud), Ozon orchestra un racconto che passa di mano in mano, prima individuale, poi collettivo, corale – volendo, il coro che si ribella, altro luogo di grande pesca per i preti pedofili. Un affresco senza sbavature, magari fin troppo controllato, ma che parte da un fatto reale (l’associazione La Parole Libérée) e lo usa come misura del tutto, come grimaldello, come filtro. La parola è il discrimine che ci separa dall’abisso

Futuro random

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