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Due sotto il burqa, Sou Abadi

di Sou Abadi, Francia 2017, 88′, con Félix Moati, Camélia Jordana, William Lebghil, Anne Alvaro, Carl Malapa

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Leila e Armand studiano a Scienze Politiche e si amano. I genitori di lui sono iraniani che hanno lasciato la patria dopo l'avvento di Khomeini. Lei invece si vede piombare in casa il fratello Mahmoud, reduce dallo Yemen dove ha aderito al radicalismo islamico. Una delle sue prime imposizioni è quella di impedire alla sorella di incontrare Armand. Il quale però trova una soluzione. Indossa l'abito integrale che lascia scoperti solo gli occhi e si presenta a casa di Leila come una fanciulla di nome Sheherazade bisognosa di lezioni. La 'studentessa' attrae però l'attenzione amorosa di Mahmoud e questo complica non poco le cose.

Giovedì 14 dicembre 2017 ore 20:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Venerdì 15 dicembre 2017 ore 20:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Sabato 16 dicembre 2017 ore 22:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Domenica 17 dicembre 2017 ore 20:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Martedì 19 dicembre 2017 ore 21:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Mercoledì 20 dicembre 2017 ore 21:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65

Recensioni

Mymovies.it. Sou Abadi stava lavorando a una produzione cinematografica in Israele che si è fermata e questo avvenimento l'ha spinta a rivolgere il suo sguardo all'interno delle sue stesse radici culturali. Ha così realizzato questo film che, grazie ai toni della commedia, è riuscito a raggiungere una vasta platea in Francia e ne merita una altrettanto ampia in Italia. Perché il sorriso, l'ironia e l'autoironia possono produrre talvolta più risultati positivi di saggi ed articoli paludati.
La regista non è non vuole essere antimusulmana ma è e sa essere antioscurantista. Mahmoud vuole imporre a Lila la sua volontà attraverso frasi fatte derivate dalla sua solo pretesa conoscenza del Corano che difatti inizia a comprendere meglio quando Armand/Sheherazade si trova costretto a documentarsi in materia per reggere il gioco e, di conseguenza, attraendone una focosa attenzione. Passando da Maometto a Victor Hugo si consuma la possibilità di una deradicalizzazione di un giovane uomo che ha visto la moschea affermarsi come l'unico luogo in cui poter socializzare in Francia. Leila ha imboccato una strada diversa e ha trovato l'amore (e un possibile futuro alle Nazioni Unite) in un Armand che deve fronteggiare le memore barricadiere dei genitori e, in particolare, della madre ancor oggi disposta a gesti eclatanti pur di poter sostenere idee libertarie. Tutto ciò sostenuto dal gioco del travestimento con tutte le varianti farsesche che possono derivarne ma che sono sempre tenute sotto controllo.

 

Filmtv.press. Sulla carta, lo ammettiamo, l’idea di mettere in commedia gli effetti della radicalizzazione su un cittadino francese di religione islamica, ci faceva tremare i polsi. E invece forse soltanto dalla Francia - nazione che ancora fa i conti con le ferite degli attentati a “Charlie Hebdo”, al Bataclan, a Nizza, e che solo a novembre 2017 esce da due anni consecutivi di stato di emergenza - poteva arrivare un film in grado di offrire una visione lucida sulle contraddizioni culturali che porta in seno. Quella dell’iraniana Sou Abadi, da oltre vent’anni attiva in Francia ma per la prima volta alle prese con la fiction, è una farsa accesa dall’intelligenza e illuminata dalla sua esperienza personale, che dell’estremismo religioso non si fa beffe con sommaria superiorità, bensì calandosi nei panni dell’altro. Letteralmente. Il meccanismo alla base della pochade, il travestimento, si fa arma a doppio taglio: Armand, per risultare credibile, si ritrova a studiare il Corano, calandosi così bene nel ruolo di pia musulmana da accendere l’amore nel petto del neo-estremista... Il gioco en travesti è garbato e ben ritmato, ma soprattutto attento, grazie anche ai personaggi secondari scritti con precisione, al concetto cruciale di comprensione dell’altro: dalla feritoia del suo burqa, Armand (a sua volta figlio di esuli iraniani liberali e militanti) sa vedere le cose con occhi veramente aperti.

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