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Menocchio, Alberto Fasulo

di Alberto Fasulo, Italia, Romania 2018, 103′, con Marcello Martini, Maurizio Fanin, Carlo Baldracchi, Nilla Patrizio, Emanuele Bertossi

@ Palazzo Archinti Piazza Libertà, Mezzago, (MB) Lombardia, Italia

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La straordinaria storia di Domenico Scandella detto Menocchio, mugnaio che alla fine del Cinquecento affrontò il tribunale della Santa Inquisizione difendendo le proprie teorie eretiche sulla natura di Dio e sulla Chiesa di Roma.

Martedì 27 agosto 2019 ore 21:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65

Recensioni

filmtv.press. Una vicenda, quella di Scandella, che il regista fa debordare dai limiti della Storia così da poterla riallacciare all’oggi; un’impresa che Fasulo affronta gettando, ancora una volta, il proprio corpo nella lotta: Menocchio è un film di insistiti primi piani ed essendo lui l’operatore di macchina non può non guardare dritto in faccia i propri personaggi. Una condizione, questa, che gli impedisce di concentrarsi solo sugli elementi esteriori (per quanto gli ambienti siano resi con fedeltà, soprattutto luministica, rispetto alle fonti pittoriche) e lo obbliga a proseguire la sua ricerca nel contatto con gli interpreti: personaggi autentici più che attori. Documenti viventi di una storia personale erede, a sua volta, di tante altre storie che si sono susseguite generazione dopo generazione. Volti non addomesticati, che sembrano segnati da antiche abitudini, quasi fossero impronta di una saggezza accumulata nei secoli.

 

quinlan.it. Da un punto di vista strettamente narrativo Menocchio rivendica ulteriormente la suddetta spinta verso la semplicità: ci sono i primi interrogatori dei compaesani, c’è l’arresto e le audizioni di fronte al tribunale informale, la vita nel paese che scorre scandita dai ritmi della Chiesa – che sfrutta l’ignoranza contadina in ogni modo possibile e immaginabile, approfittando perfino della forza lavoro che può essere messa a sua disposizione nell’erezione di un’enorme croce di legno –, il processo dell’inquisizione, l’abiura. Anche qui è l’elemento naturale a sorprendere, la totale limpidezza dello sguardo, la nettezza con cui si cerca di eliminare il chiaroscuro per suddividere lo spazio in modo equo: un uomo solo, giusto, contro la macchina del potere ecclesiale. Un uomo sdrucito e lurido, senza possibilità di un bagno ristoratore, contro gli abiti talari imporporati. Tra le seduzioni deformi di Goya – così appaiono i cardinali ricoperti di porpora e oro – e il ritrattismo barocco di Rembrandt, la cui luce echeggia dalla camera di Fasulo, Menocchio procede con un rigore terraceo, ricacciando anche e soprattutto gli esponenti del papato in una temporalità totale, desacralizzandone il ruolo e svilendolo pubblicamente. Nel pozzo nero della notte emerge solo l’uomo che non accetta di tradire mai il proprio pensiero, un pre-comunista che come Jan Hus brucia ancora oggi sul rogo, a dimostrazione di una modernità del linguaggio che contrasta la lenta, lentissima evoluzione – o supposta tale – della Chiesa.

 

mymovies.it. L'elemento sociale e quello spirituale sono intrecciati e inscindibili, mettere in discussione l'uno significa sfidare l'altro. E pagarne le conseguenze. Il mugnaio lo sa, ma non arretra di un passo, con il cipiglio fiero delle rughe e dell'occhio glauco di Marcello Martini, attore per caso. L'aver individuato il volto del protagonista è solo uno dei miracoli di Alberto Fasulo, che in Menocchio muta ed eleva il proprio stile, rendendolo pittorico e materico.

Non a caso una delle sequenze più potenti del film è quella in cui il mugnaio posa il suo primo sguardo sugli affreschi dell'aula in cui sarà processato. Lì osserva l'autorappresentazione del potere, una successione di papi e re che sembrano imperturbabili di fronte all'affronto del mugnaio, anche loro a fianco dell'Inquisizione nell'unitario compattarsi del Potere. Da Augusto Tretti ad Alberto Fasulo il Potere ha mille volti ma è come se ne avesse uno solo, quando si tratta di difendere la propria autorità e il proprio privilegio.

Rassegna: Sdraivin a Palazzo.

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