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Charley Thompson - Lean On Pete, Andrew Haigh

di Andrew Haigh, Gran Bretagna 2017, 121′, con Charley Plummer, Travis Fimmel, Steve Buscemi, Chloë Sevigny, Steva Zahn, Amy Seimetz, Lewis Pullman, Thomas Mann

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Charlie è un adolescente che non ha mai conosciuto sua madre e che vive con il padre. Poco distante dalla loro nuova abitazione scopre la presenza di un maneggio ed entra in contatto con Del Montgomery, un non più giovane proprietario e allenatore di cavalli che fa correre ovunque sia possibile guadagnare qualcosa. Charlie diventa il suo aiutante e si affezione a un cavallo, Lean On Pete, veloce nella corsa ma progressivamente affetto da disturbi che spingono Del a venderlo perché venga soppresso. Charlie non può accettare passivamente questa decisione.

Premi

Il film è stato premiato al Festival di Venezia: PREMIO MARCELLO MASTROIANNI A UN GIOVANE ATTORE O ATTRICE EMERGENTE A CHARLIE PLUMMER

Giovedì 12 aprile 2018 ore 20:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Venerdì 13 aprile 2018 ore 20:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Sabato 14 aprile 2018 ore 20:00
Versione originale sottotitolata
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Domenica 15 aprile 2018 ore 20:30
Versione originale sottotitolata
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Martedì 17 aprile 2018 ore 21:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Mercoledì 18 aprile 2018 ore 21:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65

Recensioni

Mymovies.it.  Talvolta le sinossi, per evitare di fare troppo spoiler, non possono rendere la complessità di un plot. Perché questa non è l’ennesima ripetizione con varianti dell’amicizia tra un giovane (abbiamo avuto anche numerose ragazze nella filmografia del sottogenere) ed un equino. Non poteva essere altrimenti con un regista sensibile e attento alle storie da cui prende ispirazione. In questo caso si tratta del romanzo omonimo di Willy Vlautin che l’autore ha fatto precedere da questa epigrafe di John Steinbeck: “È vero che siamo deboli e malati e sgradevoli e rissosi ma se a questo si riducesse tutto ciò che siamo sempre stati saremmo già scomparsi da millenni dalla faccia della terra”. Come sappiamo Steinbeck è stato il cantore di coloro che, colpiti da catastrofi economiche e di altra natura, si rivelano capaci di rialzare la testa guardando avanti.
È questo lo spirito che ha guidato Andrew Haigh nel realizzare un film che si rifà al cinema degli anni Settanta (pensiamo ad esempio a Un uomo da marciapiede) ma che si cala nella contemporaneità. Perché il percorso che Charlie compie, con e senza Lean On Pete, è quella di tanti americani dei nostri giorni alla ricerca di un lavoro e bisognosi di un punto di riferimento affettivo.

 

Filmtv.press. A proposito di registi che non hanno bisogno di esibire il proprio talento. Che amano davvero i loro personaggi e le storie che raccontano, e non danno mai l’impressione di usarli per “fare cinema”. L’inglese Andrew Haigh racconta una storia americanissima, tenendo una pudica distanza da cose, luoghi e persone, come se le incontrasse per la prima volta insieme a noi. Cine-romanzo di formazione, dramma famigliare, avventura esistenziale, road movie. Storia di un ragazzo di 15 anni (Charley Plummer!), di un cavallo che diventa suo amico, di un padre affettuoso e irresponsabile, di una zia da ritrovare nel Wyoming, verso Ovest. La frontiera è quella dei reietti e dei dimenticati, aggrappati a un’America scomparsa (Steve Buscemi!), reduci da una qualche guerra, homeless alcolizzati. Nulla di nuovo, certo, ma che misura e sensibilità, che naturalezza e verità dei sentimenti! 

 

Quinlan.it. Charley Thompson è un film tutto di scrittura, capace anche di affidarsi a bellissime immagini ma che non si abbandona mai ad esse, non vi si immerge totalmente. (...) Haigh ha introiettato perfettamente il mondo del cinema e della cultura americani, li sa dosare e li sa abbracciare – più d’una volta viene in mente ora Giungla d’asfalto, ora proprio Il cavaliere elettrico, presentato in questi giorni in versione restaurata – ma non se ne vuole ‘far abbracciare’. Vale a dire che da europeo – anzi, da inglese – non può abbandonarsi totalmente alla wilderness, gli deve dare una giustificazione narrativa e non solo simbolica.
Così la ‘passione’ del giovane Charley non diventa mai un’epopea malinconica, decadente e debordante. Diventa invece un viaggio nell’ignoto, nell’oscuro della notte, una sfida al termine della quale il ragazzo deve imparare a non appoggiarsi più a nessuno. E in cui Haigh ha fagocitato il mito americano senza farsene fagocitare.
 

Futuro random

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