di Andrey Zvyagintsev, Francia, Germania, Lettonia, 2026, 135′
con Dmitriy Mazurov, Iris Lebedeva, Boris Kudrin, Yuriy Zavalnyouk, Varvara Shmykova
Russia. In una città di provincia vivono Gleb, dirigente di successo, la bella moglie Galina e il figlio adolescente. Tutto scorre in una fredda tranquillità anche se l'inizio della guerra con l'Ucraina inizia a far sentire i suoi contraccolpi sull'attività aziendale. Fino a quando Gleb fa una scoperta che cambia il suo modo di rapportarsi con la realtà. Vincitore del Gran Premio della Giuria a Cannes 79, il nuovo film di Andrey Zvyagintsev è un thriller politico sulla Russia contemporanea, libero adattamento di Stéphane, una moglie infedele, thriller erotico del 1969 diretto dal francese Claude Chabrol.
FilmTv - Realizzato a nove anni di distanza dal film precedente di Zvyagintsev, Loveless (2017), Minotaur è un lavoro implacabile. (...) Zvyagintsev mette in scala il delitto, macro-segno di un collasso morale individuale, come correlato politico di una tragedia ancora più atroce: una bancarotta, fraudolentissima, dei valori di una società. Come a dire che l’autocrazia inizia in camera da letto e dalla sfera erotica, passa per il lavoro, finisce per alimentare senza soluzione di continuità l’economia della guerra.
Sentieri Selvaggi - Dietro un quadro di grande eleganza (le immagini del fiume, il rumore dei gabbiani), mostra tutto il marcio che c’è dietro. Il film è pieno di immagini che raccontano storie: le foto compromettenti, il video della polizia. Attraverso di loro mostra anche un’altra faccia della Russia corrotta, dove gli agenti non possono intervenire. Un film velenoso (di mascolinità tossica), impeccabile, furioso. (...) Si stavolta il thriller è devastante, con attori bravissimi (Iris Lebedeva e Dmitriy Mazurov). Il finale aperto non è quindi una liberazione ma un’altra condanna. Spietata come questo magnifico film. Si, è il più bello del regista. E, probabilmente, dopo un’altra visione emergono altri particolari e lo sarà ancora di più.
Spietati.it - Minotaur è, come tutto il cinema di Zvyagintsev (che si ama o si odia, a volte entrambi), un film che pensa attraverso immagini di una precisione quasi scientifica, kubrickiana nella capacità di prevedere ogni elemento della scena, di una composizione esatta al punto che l’intera drammaturgia suona già scolpita negli ambienti, impressa sui corpi. Si guardi al lavoro sui colori: l’universo di Gleb è dominato da blu, grigi e celesti, superfici levigate e spazi asettici.
Mymovies.it - La camera di Zvyagintsev si trasforma in testimone esplicito di quanto accade facendo avvertire la propria presenza e mettendo lo spettatore nella condizione di osservare spazi (che vengono messi a confronto per sottolineare due modi vita) e azioni delle persone. Il regista ci dichiara così la propria idea di cinema: un'arte che prende le mosse da microstorie, magari già esplorate innumerevoli volte, per indagarle con uno sguardo distante che, proprio perché è tale, si fa estremamente lucido. La Russia contemporanea può essere portata sullo schermo in vari modi. Il cinema di Zvyaginstev, proprio grazie alle sue scelte estetiche, riesce ad essere molto più 'politico' di altri.