di di Gianluca Vassallo, Usa, Italia, 2025, 94′
Il film è un viaggio corale e intimo che percorre un’America sospesa tra solitudini, appartenenze, ideologie e identità.
Sono gli Stati Uniti a un mese dalle elezioni che hanno riportato Donald Trump alla casa Bianca quelli che vengono proposti in questo documentario. Le linee narrative sono parallele. Passano da New York al Midwest giungendo fino al Nord Dakota. Si alternano microstorie di gente comune a un duplice ritratto di due personalità estremamente diverse: un acceso sostenitore di Trump e un cuoco messicano che finiranno per avere un punto in comune senza conoscersi.
Mymovies.it - La creatività di Vassallo si esplica nell'andare a cercare dettagli di vite quotidiane, di proporci pensieri detti con la massima naturalezza ("Che si provino a venire a prendere le mie armi a casa mia!") in una riunione serale con amici magari davanti a un bel fuoco scoppiettante.
Visto ora con la giusta distanza questo spaccato di vite quotidiane, che vanno dall'allevatore che uccide un bovino alla donna pastore di una chiesa protestante, offre un'occasione interessante per riflettere su un Paese che stava alle soglie di una guerra civile. Una minaccia che, con il trascorrere del tempo, non si è per nulla allontanata anche se una sorta di nebbia sulla razionalità sembra avvolgere sia le stelle che le strisce. Ogni inquadratura, grazie anche a precise scelte di montaggio, acquista un significato che va oltre a quanto si vede creando un puzzle che sottintende un'analisi accurata del panorama umano che Vassallo è andato ad esplorare. A chi osserva davanti allo schermo vengono offerte molte occasioni di riflessione.
Quinlan.it - Con la sua impostazione da fotografo, Gianluca Vassallo organizza il film come un flusso di immagini degli States in lungo e in largo, che si susseguono copiose con un montaggio a effetto caleidoscopico. C’è una ricerca della bella soluzione visiva che offre suggestioni, della composizione ricercata e variegata dell’inquadratura, della musica. Il senso visivo di The Lunch: A Letter to America equivale a quello della visita di una galleria o di una mostra fotografiche. Si tratta anche di rendere la variegata realtà degli USA, la sua composizione multietnica, la sua eterogeneità che rimane tale anche nel momento in cui il paese si polarizza tra Repubblicani e Democratici. La campagna elettorale è comunque onnipresente nelle televisioni.
(...) L’America, come il mondo, si divide in due categorie, chi prepara il cibo e chi mangia, chi fa lavori umili al servizio dei più ricchi che, eleggendo Trump, vogliono sbarazzarsi proprio di chi prepara loro il cibo. Sono due elementi di un paese che è sempre stato un grande calderone multietnico, di etnie e di popoli di tutto il mondo. Un paese di persone venute da altrove, da tutto il mondo, come avevano ben capito i grandi registi europei, Preminger, Lang, Wilder, Hitchcock, emigrati a Hollywood che avevano dovuto tarare il proprio cinema ai gusti di un pubblico più vasto e variegato. Una ricchezza incompresa da chi si esalta nello slogan “Let’s Make America Great Again”.