di Edoardo Gabbriellini, Italia, 2026, 104′
con Emanuele Maria Di Stefano, Valerio Mastandrea, Gaia Merlonghi, Simona Senzacqua
Luca ha ventitré anni. Vive in una famiglia che lo ha adottato e che lo ama. Si muove con i suoi amici tra la periferia e il centro e ha una fidanzata con cui vive un amore giovane ma importante per entrambi. Luca sta cercando la sua strada, in un’età in cui tutto sembra ancora possibile e al tempo stesso già perduto, e in questa ricerca vive una doppia vita. Una notte, dopo un incontro apparentemente casuale, la traiettoria della vita di Luca si spezza, infrangendosi contro una violenza cieca e insensata.
Il film vuole essere l’osservazione ravvicinata degli ultimi mesi di vita di Luca Varani; provare a leggere nella città intorno a lui, nelle crepe e nelle derive dei sogni di un ragazzo non ancora uomo, l'assurdità del suo destino.
L’idea è stata quella di scolpire un microcosmo al di qua di tutto. Della Legge, della Morale, della Parola. Questo film non offre alcuna spiegazione per la tragedia, nessuna intuizione e nessuna teoria sugli adolescenti o sulla società di oggi. È un racconto di formazione interrotto, punteggiato da tutta l’umanità intorno al protagonista e che diventa un coro, o meglio la musica che scandisce il ritmo e l’atmosfera della città in cui si muove.
Sullo schermo l’idea è stata quella di tenere un linguaggio asciutto e naturalistico e insieme lirico. Suggerire è diventato più forte che mostrare. La distanza dai personaggi segue quindi un criterio che definirei pudico. Non c’è violenza esplicita in nessun movimento e in nessuno sguardo. Solo tenerezza.
Edoardo Gabbriellini
Cineforum.it - Premessa necessaria: il film di Eoardo Gabbriellini è “liberamente tratto” dall'omonimo romanzo di Nicola Lagioia (edito Einaudi). E non è un escamotage, è davvero “liberamente tratto”. Per cui è fuorviante, se lo si è letto e gustato (perchè è un libro dalla scrittura avvincente e straricca di materiale di riflessione), sottolineare le evidenti differenze/assenze tra l'originale cartaceo e il filmato.(...)
Proposto nella sezione Orizzonti, prodotto da Eagle, Cinemaundici, Lungta Film, è un piccolo gioiello che ci ricorda l'esordio dietro la macchina da presa dell'autore, quel B.B. E il cormorano del 2003 che colpì favorevolmente allora il pubblico e la critica a Cannes, ulteriore tassello di una filmografia che sceglie di stare sempre nella topografia della povera gente, con stile rispettoso e partecipe
Quinlan.it - Tratto dal potentissimo omonimo romanzo di Nicola Lagioia, La città dei vivi del bravo Edoardo Gabbriellini porta sullo schermo il controcampo (o controcanto) dell’eccellente lavoro dello scrittore pugliese, romano d’adozione. A firmare il soggetto è proprio Lagioia, ben consapevole di narrare quel che non era al centro del suo libro ossia una descrizione quasi veristica della vita e del contesto sociale in cui abitava il povero Luca Varani che, morto a 23 anni, è stato vittima di uno dei più terrificanti omicidi degli ultimi anni.
(...) Il nuovo film del regista “fu” Ovosodo è chiaro e cristallino, dotato di sensibilità umana e morale, perciò molto doloroso. Tutto questo non sarebbe possibile senza un trio – in particolare – di attori all’altezza di questa sensibilità: Mastandrea, l’esordiente Gaia Merlonghi e il protagonista Di Stefano sembrano vivere anziché stare in scena. Il verismo mai forzato de La città dei vivi contribuisce a connettere lo spettatore a un cosmo sociale, e di classe, profondamente vulnerabile, ma umano, ricco di sfumature e pulsioni, catalogato spesso sbrigativamente dal cattivo giornalismo, dalla cattiva letteratura o dal brutto cinema. Non è questo il caso.