Don't
 
Worry
 

Don't Worry, Gus Van Sant

Don't Worry

di Gus Van Sant, Usa, 2018, 113
con Joaquin Phoenix, Rooney Mara, Jonah Hill, Jack Black, Beth Ditto, Olivia Hamilton.

Don't Worry, Gus Van Sant

Trama

John Callahan ha una grande bramosia di vivere, un talento per le battute colorite e un grosso problema di alcolismo. In una notte in cui sia lui sia il suo compagno di bevute sono in auto subiscono un grave incidente che lo costringe su una sedia a rotelle e gli consente di scrivere solo unendo entrambe le mani. L'ultima cosa a cui pensa è smettere di bere ma quando, seppur recalcitrante, entra in un gruppo di recupero per alcolisti, scopre di avere un dono nel disegnare vignette capaci di provocare sia risate sia reazioni sdegnate.

Regia

Gus Van Sant

Cast

Joaquin Phoenix, Rooney Mara, Jonah Hill, Jack Black, Beth Ditto, Olivia Hamilton.

Durata

113′

Paese di produzione

Usa

Anno di produzione

2018

Premi

in concorso alla Berlinale 2018

Calendario
 

giovedì 20 settembre 2018
h: 20:30
venerdì 21 settembre 2018
h: 20:30
sabato 22 settembre 2018
h: 20:00
Versione originale sottotitolata
domenica 23 settembre 2018
h: 20:30
martedì 25 settembre 2018
h: 21:30
mercoledì 26 settembre 2018
h: 21:30

Recensioni
 

Filmtv.press.  Back to Portland, dove trent'anni fa ha iniziato a raccontare i suoi dropout teneri e disperati, Gus Van Sant celebra con Don't Worry, He Won't Get Far on Foot uno dei talenti della sua città: John Callahan, disegnatore umoristico affilato e politicamente scorretto, alcolizzato a vent'anni, quadriplegico dopo un incidente automobilistico, disintossicato grazie a un gruppo di Alcolisti Anonimi guidato da un bizzarro guru ricco e gay. Biopic umano e ironico, costruito attraverso un intreccio impeccabile e stringato di flashback, sorretto da Joaquim Phoenix dolente e distratto, Jack Black sbronzo e "rovinato" e un quasi irriconoscibile Jonah Hill, nella parte del soave guru. I suoi duetti con Phoenix sono irresistibili, come le corse sfrenate di Callahan in sedia a rotelle per le strade di Portland.

(...)

Gus Van Sant torna nella propria città, lavora su un progetto fortissimamente voluto dal fu Robin Williams, ripercorre il ramo del suo cinema classicheggiante (da Will Hunting a Milk), ma non per questo gira un banale biopic: oscilla e barcolla tra il presente e il passato di Callahan, spariglia la storia, mette in scena un percorso di comprensione e compassione di un uomo verso se stesso, nulla dimenticato, tutto compreso. Parte - come di frequente - dai moduli del melodramma realista per restituire e far aleggiare una possibile dimensione soggettiva, così punteggia con le vignette del protagonista, gioca in split screen, andiriviene nel tempo, s’illumina come beatificato di fronte all’oggetto d’amore (Rooney Mara). Lo sfogo, poi, come in Milk e in Promised Land, lo trova nel discorso pubblico, nel far parlare il protagonista di fronte alla platea, nello slancio di un coming out, di una responsabilità piena verso se stessi, nella fine dichiarata di ogni timore, nel rispetto raggiunto per il proprio intimo, personale, (mal)funzionamento. Grande cast, oltre a Phoenix: su tutti Jonah Hill e Jack Black.

 

Quinlan.it.

La sedia a rotelle, Macromedia e la (s)correttezza: forse bisogna partire da qui per soppesare il lavoro di Gus Van Sant con Don’t Worry, He Won’t Get Far on Foot, biopic insidioso come le sabbie mobili. Van Sant gioca più volte con la sedia a rotelle di Callahan. Lo vediamo sfrecciare, perdere il controllo, cadere rovinosamente. E poi ripartire. Sempre. A tutta velocità. L’effetto è straniante, tra il comico e il drammatico. Un bel modo per imparare a conoscere un uomo e un artista sui generis, costantemente sopra le righe.

 

Mymovies.it. Grazie a un Joaquin Phoenix che sa offrire la giusta misura di irriverenza ma anche di introspezione al personaggio, Van Sant riesce ad affrontare anche il tema della disabilità senza falsi pietismi. Callahan, spesso contestato per l'infrazione di tabù consolidati e del tutto disinteressato al rispetto del politically correct, una volta ha detto: "Il mio solo metro di giudizio per comprendere se mi sono spinto troppo oltre lo trovo in persone costrette sulla sedia a rotelle o che hanno uncini al posto delle mani. Come me non ne possono più di quelli che pretendono di parlare in nome dei disabili. Di tutta quella pietà e paternalismo. Questo è ciò che va veramente detestato".

 

 

 

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