di Ilker Çatak, Germania, Turchia, Francia, 2026, 127′
con Özgü Namal, Tansu Biçer, Leyla Smyrna Cabas, Ipek Bilgin, Kerem Can
La vita di Derya e Aziz, una celebre coppia di artisti turchi, viene sconvolta all’indomani della prima del loro nuovo spettacolo. Improvvisamente finiti nel mirino dello Stato, Aziz, che è anche professore all’Università di Ankara, riceve una “lettera gialla” che lo informa del suo licenziamento. Costretti a trasferirsi a Istanbul, senza lavoro, i due devono ridefinire il loro stile di vita e confrontarsi con un doloroso compromesso tra impegno politico e necessità di sopravvivenza.
Spero che questo film stimoli una riflessione su come noi, in quanto società che ha goduto della
libertà di espressione e della libertà artistica nelle democrazie liberali, ci comporteremmo se tutto
ciò venisse improvvisamente meno. Come individui, come genitori, come cittadini. Vorrei portare gli
spettatori a chiedersi cosa farebbero se si trovassero nella situazione di Derya e Aziz e, così facendo,
vorrei che cercassero di guardare oltre i loro orizzonti, di riconoscere il problema come un fenomeno
globale e quindi come qualcosa su cui riflettere.
İlker Çatak
MyMovies.it - Le "lettere gialle" del titolo sono quelle con cui il governo turco comunica azioni legali contro i suoi cittadini, e Catak esplora le pressioni che la politica esercita sulle persone entrando nella loro quotidianità a gamba tesa, anche solo per la loro volontà non violenta di esprimere un disaccordo. Le due professioni di Derya e Aziz, ovvero artista e docente, sono quelle che la dittatura teme maggiormente, perché riescono a fare breccia nelle menti delle persone senza necessariamente esporsi a livello di politica attiva.
Catak ambienta la sua storia in un presente metafisico in cui si vedono manifestazioni per la Palestina e l'Ucraina come per i diritti degli omosessuali, allargando dunque il discorso a una dimensione globale, non solo all'attuale situazione turca. L'azione (o meglio, l'inazione, perché i due protagonisti entrano in un tempo sospeso determinato dalle decisioni delle autorità) si sposta da Ankara a Istanbul e le pressioni esercitate dalla dittatura minano le relazioni interpersonali e mettono la coppia centrale in gabbia anche quando formalmente non lo è (ancora). Il pubblico diventa dunque pensatamente privato, e nel caso di Derya e Aziz le tensioni esterne mettono allo scoperto le ipocrisie e le contraddizioni etiche all'interno di una coppia che si era sempre ritenuta coerente e coraggiosa.
Sentieri Selvaggi - La vicenda dei protagonisti racconta molto della Turchia contemporanea del dittatore Erdoğan. Il rapporto con il potere è incorporeo, ritratto in fuoricampo, anche se ne vediamo le conseguenze terrene, le ricadute materiali, un’entità astratta lontana e intoccabile che agisce nell’ombra con la complicità dei delatori. La linea narrativa dedicata all’ambito professionale va di pari passo con quella familiare. Oltre che artisti Aziz e Derya sono genitori di Ezgi, una ragazza quattordicenne. Una figura scelta non a caso per estendere la traccia tematica del contrasto insanabile tra la coerenza dei principi e la necessità di rendersi diplomatici. Soprattutto dentro un mondo che non concede sconti e chiede di piegarsi, pena la punizione. Per Derya, un’attrice all’apice del suo percorso artistico, significa l’allontanamento coatto dalle scene, per Aziz la sospensione dal ruolo accademico che ricopre, con le accuse generiche e pesantissime di fomentare una sovversione e fiancheggiare il terrorismo.
Quinlan.it - Gli specchi teatrali sono frequenti. Si vede per esempio uno spettacolo in lingua con i sovra titoli, in un film parlato in turco che sarà visto con i sottotitoli. In fondo è teatrale anche la parte processuale, con le declamazioni, le toghe come costumi e il rito davanti a un pubblico. In fondo Derya e Aziz sono dei novelli Maria e Josef Tura di Vogliamo vivere! (To Be or Not to Be), teatranti contro il regime che smascherano e mettono a nudo. Il gioco tra realtà e finzione prosegue con i luoghi del film. İlker Çatak gira in Germania una storia ambientata in Turchia senza simulare gli esterni come turchi. Al cinema si fa così, quando si è costretti a girare in location diverse dall’ambientazione reale per qualsiasi motivo. Si scelgono architetture, paesaggi altrove, dove si possa riprendere, che siano il più possibile simili a quelle originali. Ma qui il regista mostra Berlino, con tanto di torre della televisione che campeggia in lontananza, nella parte ambientata ad Ankara, con tanto di didascalia: Berlin as Ankara. Una Berlino ben calata nel presente, con tanto di manifestazioni pro-Ucraina. Lo stesso succederà con Istanbul trasferita ad Amburgo.