di Dominik Moll, Francia, 2025, 115′
con Léa Drucker, Jonathan Turnbull, Solan Machado Graner, Sandra Colombo, Guslagie Malanga
Stéphanie è un'ispettrice dell'IGPN, l'organismo disciplinare che vigila sulla polizia francese. È lei che si trova a indagare sul caso di Guillaume, un ragazzo partito con la famiglia alla volta di Parigi per partecipare a una manifestazione e ferito gravemente da un proiettile antisommossa. Quando Stéphanie inizia a ricostruire l'accaduto capisce che il caso la tocca anche a livello personale, ma malgrado l'ostilità di molti colleghi sceglierà di andare fino in fondo.
Sentieri selvaggi - Già dai tesissimi controcampi degli interrogatori, Il caso 137 alimenta il conflitto. Moll non ha l’impeto di Olivier Marchal. Il suo cinema è più chirurgico, anatomico nel mostrare le dinamiche dell’incidente. Al tempo stesso segue i movimenti nervosi della sua protagonista che è un altro personaggio che lotta con i propri conflitti interiori ed esplora i limiti della sua moralità. Ogni suo gesto è improvviso, inatteso. Ma soprattutto il cineasta ‘mostra’ quello che prova, e fa avvertire i suoi pensieri mentre filma le sue azioni.
Filmtv - Basandosi liberamente su fatti realmente accaduti e facilmente ripetibili, Moll adatta il modus operandi del true crime (con tanto di fotografie reali delle manifestazioni e found footage costruito ad hoc) alla fiction con classico personaggio idealista (non troppo distante da quello del film di Loznitsa): una donna che crede in quello che è giusto e non in quello che serve, una madre che lotta per un figlio che potrebbe essere suo. [...]
MyMovies.it - Dossier 137 è una disamina della polarizzazione fra polizia e società civile che esamina le ragioni di tutti e racconta in modo originale il rapporto di sfiducia che si è instaurato fra i cittadini e le forze dell'ordine. La regia di Dominik Moll, già autore di La notte del 12 che raccontava un altro complicato caso di polizia, è asciutta e rigorosa, e mette in contrapposizione le opposte visioni senza sensazionalismi e senza scene madri, mostrando la quotidianità di certe dinamiche di sopraffazione.
Al centro di un film che si potrebbe definire "di genere" c'è una monumentale Léa Drucker che interpreta il ruolo di Stephanie in sottrazione, facendoci percepire sotto la quieta superficie della sua compostezza adulta la rabbia che le monta dentro davanti all'ingiustizia istituzionalizzata, così come la tristezza di fronte alla convinzione della gente che All Cops Are Bastards.