di Neeraj Ghaywan, India, 2025, 119′
con Ishaan Khattar, Vishal Jehtwa, Janhvi Kapoor, Tushar Phulke
Shoaib e Chandan, due ragazzi indiani rispettivamente musulmano e dalit (i cosiddetti "intoccabili"), tentano come migliaia di altri giovani un concorso pubblico per diventare poliziotti e avere una vita dignitosa. Un anno dopo, ancora senza responso, sono ogni giorno vittime di discriminazioni e finiscono per dividersi quando Chandan ottiene finalmente il posto, mentre Shoaib è costretto a lavorare come galoppino in un ufficio. I loro destini saranno uniti fino alla fine, quando il coronavirus sconvolgerà ulteriormente le loro vite.
Nel mio secondo film, Homebound, ho voluto esplorare le loTe silenziose e in gran parte invisibili di persone che troppo spesso vengono ridoTe a semplici statistiche. In questo mondo di complessità e sofferenza travolgenti, dimentichiamo che dietro ogni numero c'è un essere umano, con sogni, desideri e legami con gli altri. Questo film parla proprio di questi legami: il profondo legame tra due amici d'infanzia le cui vite sono plasmate da forze al di fuori del loro controllo, e di come cercano dignità all'interno di un sistema che continua a
ignorarli.
Neeraj Ghaywan
Mymovies.it - Le immagini sono confezionate con un notevole senso dello spazio. I colori forti e contrastati definiscono i volumi dei personaggi per trasmettere allo spettatore la loro condizione fisica e spirituale negli ambienti che occupano: le povere casa dell'India settentrionale in cui abitano con la famiglia; i treni sempre affollatissimi a bordo dei quali viaggiano; gli uffici o i cantieri dove lavorano; gli spazi aperti dove parlano, camminano, litigano, lottano, si riappacificano, si abbracciano.
Quinlan.it - Homebound prosegue il percorso di un autore che sembra interessato soprattutto a interrogare la possibilità stessa dell’uguaglianza all’interno di una società strutturalmente stratificata, trovando nella relazione tra i due giovani uomini una forma narrativa capace di sospendere temporaneamente le gerarchie per poi mostrarne il ritorno inevitabile. (...) un cinema che osserva i suoi personaggi con una prossimità quasi fraterna, ma che non smette mai di ricordare come, dietro ogni gesto e ogni nome, continui ad agire l’ombra lunga della storia.