di AAVV, Italia, 2025, 69′
con Lucia Tozzi, Duccio Facchini e Marco Albino Ferrari, cittadini e cittadine
Le Olimpiadi Milano Cortina 2026: il grandioso show che promette di portare milioni di visitatori all’insegna di sostenibilità e inclusione. E che invece sottrae risorse alle comunità a beneficio di pochi.
Con Il grande gioco il Comitato Insostenibili Olimpiadi smonta il modello di questi giochi olimpici invernali e la logica predatoria di risorse sociali e ambientali che accomuna tutti i grandi eventi. Sportivi e non.
Al termine incontro con Silvio La Corte, componente del C.I.O. e autore del libro La Bolla Olimpica
Il C.I.O.
Formato all’inizio del 2024, il Comitato Insostenibili Olimpiadi è una rete aperta che mette insieme diverse collettività della metropoli. Tante realtà eterogenee che hanno al centro della loro azione ambiti diversi e differenti pratiche: siamo principalmente realtà dello sport popolare, collettività politiche di spazi occupati, collettività che si occupano delle trasformazioni della città, soggetti e gruppi che frequentano la montagna da una certa prospettiva, reti e organizzazioni di intervento politico, sociale ed ecologico.
Il film
Il progetto di documentario Il grande gioco nasce come laboratorio collettivo all’interno della rete di C.I.O.
È un progetto durato circa due anni, totalmente autofinanziato, e composto da filmmakers, lavoratorə, ricercatorə e studentə universitariə.
La particolarità del progetto - che lo differenzia dagli altri approfondimenti giornalistici sul modello dei grandi eventi olimpici - è che si tratta di un racconto fatto dall’interno e in presa diretta di un percorso politico in costruzione, con tutte le difficoltà e le incertezze che questo porta con sé.
È un modo di fare cinema che parte dal basso, che ci vede allo stesso tempo “partecipanti” e narratori, e che per questo necessita di una presenza costante sul territorio e di un continuo processo di riflessione e confronto con la realtà rappresentata. Il laboratorio si è occupato in modo condiviso di tutte le fasi: ricerca, scrittura, riprese e montaggio secondo principi di orizzontalità e inclusione.
Per tuttə, è un atto di fede nel potere dell’immaginazione e nell’intelligenza collettiva.
Vez.news - Il film è diviso in tre atti, o “round”, ciascuno dei quali affronta un tema specifico. Si parte da Milano, con il primo atto che racconta «lo spicchio di città che va dallo Scalo Romana, dove si trova il villaggio olimpico, fino al quartiere di Corvetto. Qui si gioca la partita sociale più importante, fra render di nuovi e lussuosi progetti abitativi e pulsioni speculative e securitarie che mirano ad allontanare i vecchi abitanti» si legge nella sinossi del film.
Il secondo round del “grande gioco”, restando a Milano, «si concentra sullo sport, con l’utopico-ma-non-troppo obiettivo di riprenderci la città attraverso la pratica di uno sport popolare, inclusivo e dal basso che sconfessi quel modello di privatizzazione sportiva portato avanti dalle Olimpiadi».
Il terzo e ultimo round sposta il campo di gara in montagna: «Uno scenario in cui gli e le attivistə dei C.I.O. sono impegnati nel tentativo di cancellare le tracce di uno sviluppo cementizio e divoratore di risorse (gli impianti abbandonati di Cesana Torinese e Pragelato per le Olimpiadi di Torino 2006 ci ricordano qualcosa?) per restituire alla montagna il suo scenario migliore, e poi provare a immaginare insieme un futuro che sia finalmente alla nostra e alla sua portata».
dal Pressbok del film - Sulla strada di questo match cinematografico il C.I.O. trova alleati preziosi: Lucia Tozzi, studiosa di politiche urbane e giornalista, che ci accompagna in un anti-tour olimpico per le strade dei quartieri milanesi interessati dai Giochi, invitandoci a ragionare sul processo di sostituzione demografica che questi grandi eventi producono sulle città; Duccio Facchini, direttore di Altreconomia,che ci spiega l’inganno economico e finanziario che si nasconde dietro le Olimpiadi; e Marco Albino Ferrari, scrittore di montagna, che in un cortocircuito fra passato e futuro ci porta a (ri)scoprire le vestigia degli impianti abbandonati e già dimenticati delle Olimpiadi di Torino 2006, monito alla sorte che potrebbe toccare agli impianti di Milano Cortina 2026 ora in costruzione. Come a dire che la nostra società non impara mai dai propri errori.
Il racconto si sviluppa nell’arco di quasi due anni e tiene traccia dei tanti momenti di lotta, ma anche di performance artistiche, di sport, di confronto politico e partecipazione. Ovviamente con il contributo delle tante comunità locali attraversate dal grande evento olimpico (Bormio, la Valtellina, Cortina, la Fair Play Arena di Gorla solo per nominarne alcune) che hanno partecipato insieme a noi al racconto di questa storia.
Il C.I.O. sa bene di non poter fermare con le proprie sole forze le prossime Olimpiadi e la sua ben oliata macchina del consenso, ma con Il grande gioco si propone di lasciare una propria personale “legacy” che sopravviva anche dopo le Olimpiadi e che possa continuare a sovvertire il modello dei grandi eventi.