di Massimiliano Fumagalli, Italia, 2025, 71′
Lasciatemi morire ridendo racconta la storia di Stefano Gheller, seconda persona in Italia – e prima in Veneto – ad aver ottenuto legalmente il diritto al suicidio medicalmente assistito senza dover lasciare il proprio paese. Una storia personale che diventa universale, un viaggio lucido e struggente nel cuore del dibattito sul fine vita. Stefano aveva deciso da tempo. Ma, contrariamente a tanti altri, ha scelto di non fuggire in Svizzera. È rimasto in Italia per combattere una battaglia civile e umana, portando avanti con dignità e ironia una richiesta di libertà profonda, radicale, coraggiosa.
Il documentario segue il delicato equilibrio tra il desiderio di vivere e l’oppressione della malattia degenerativa che lo consumava. Attraverso interviste intense – alla sorella, a figure religiose e a esponenti del mondo dell’attivismo – e con uno stile che fonde osservazione documentaristica e sguardo teatrale, il film ci conduce nei giorni di Stefano, nei suoi silenzi e nelle sue parole, nei suoi dubbi e nei suoi sogni.
Stefano amava la vita, ed è proprio per questo che ha scelto di metterla in discussione. I suoi occhi, pieni di rabbia e di orgoglio, raccontano molto più della sua malattia: raccontano la lucidità, la forza e la brillantezza di un uomo che ha deciso di morire ridendo. Un documentario che ci mette di fronte alle domande più essenziali: Chi siamo? Cosa significa davvero vivere? E soprattutto… quando possiamo dire di essere liberi di scegliere come morire?
Serata in collaborazione con Associazione Luca Coscioni, cellula di Monza.
Al trmine del film intervengono il regista Massimiliano Fumagalli e Alberto Castagna, Ass. Luca Coscioni.
Mymovies - Su temi etici scottanti e inevitabilmente divisivi ci sono documentari che sono finalizzati fondamentalmente alla propaganda, ottenendo il risultato di convincere i già convinti e di radicalizzare ulteriormente i contrari. Il pregio particolare di questo lavoro di Massimiliano Fumagalli consiste nel fatto che Gheller ha chiesto e ottenuto l'autorizzazione al suicidio assistito ma poi non se ne è avvalso.
Questo è l'elemento che emerge dalla narrazione e che rende questo documentario un'occasione di confronto sul tema. L'autorizzazione è divenuta una garanzia di via d'uscita nel momento in cui, ciò che già era difficilmente sopportabile da chiunque sia in grado di intendere e di volere (al di là delle convinzioni etiche o religiose) avesse superato ogni limite di seppur faticosissima accettabilità.
Veniamo così accompagnati a conoscere un essere umano che da decenni si trova in una condizione progressivamente sempre più limitante in maniera irreversibile. Conosciamo la sua quotidianità e la vita e le riflessioni di chi gli è parente o amico.