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Benvenuti a Marwen, Robert Zemeckis

di Robert Zemeckis, Usa 2018, 116′, con Steve Carell, Leslie Mann, Diane Kruger, Merritt Wever, Janelle Monáe, Eiza González.

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Mark Hogancamp mette in scena nel proprio prato le gesta di un suo alter ego di nome Hogie in un fittizio villaggio belga, durante la Seconda Guerra Mondiale. Hogie è un pilota americano in lotta contro i nazisti e protetto dalle donne di Marwen, che sono poi la trasfigurazione delle donne che hanno aiutato Mark durante la sua terapia. Egli è infatti reduce da un pestaggio di natura omofoba e da una lunga ma insufficiente riabilitazione, tanto da aver perso sia la memoria sia la capacità di disegnare. Elabora la tragedia fotografando le scene che crea nel giardino, con bambole di donne eleganti e action figure di soldati. Quando arriva una nuova vicina, Nicol, Mark cerca di raddrizzare la propria vita e di liberarsi dalla dipendenza dagli antidolorifici.

Giovedì 31 gennaio 2019 ore 20:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Venerdì 1 febbraio 2019 ore 20:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Sabato 2 febbraio 2019 ore 20:00
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Domenica 3 febbraio 2019 ore 20:30
Versione originale sottotitolata
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Martedì 5 febbraio 2019 ore 21:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Mercoledì 6 febbraio 2019 ore 21:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65

Recensioni

Mymovies.it. Diversi temi si affastellano in Benvenuti a Marwen, dalla creazione artistica come terapia, alla fuga nella trasfigurazione fantastica della vita, dall'omofobia e dal disturbo da stress post-traumatico fino alla dipendenza da oppiacei, che in America è ormai una conclamata emergenza. La vera storia di come Mark Hogancamp ha affrontato il trauma e le lesioni subite era già stata al centro di documentario, il molto premiato Marwencol di Jeff Malmberg del 2010. Robert Zemeckis ha però sentito il bisogno di aggiungere una storia d'amore che, per quanto relativamente poco tradizionale, è stata criticata come eteronormativa, una normalizzazione della diversità ("queerness") dell'artista. Si tratta a ben vedere di una critica eccessiva, visto che nel film è ben chiaro come il protagonista ami indossare calzature femminili e abbia un rapporto particolare con le donne e la sessualità.

 

Quinlan.it. Benvenuti a Marwen narra proprio di questo, del risveglio dopo la caduta, della necessità di confrontarsi con la realtà e di trovare il modo – attraverso l’utopia del fantastico – di convivervi. La realtà in questo caso è duplice, visto che la storia alla base del plot, quella del fotografo e artista Mark Hogancamp, è tragicamente vera. Nel 2000 venne pestato a sangue e ridotto in fin di vita da cinque omofobi all’uscita di un bar, e quando riemerse dal coma – il risveglio dopo la caduta – non aveva più memoria del proprio passato. Traumatizzato, trovò nella costruzione di un mondo fittizio, Marwen (un immaginario paesello belga che edificò nel giardino della sua casa), il modo per rimettere insieme dei pezzi. Le bambole che utilizzava, a partire dal soldato Hoggie – che era ovviamente e palesemente il suo alter ego –, erano il modo per resistere nella realtà. Per essere ancora parte del mondo, aderendo a un “fantastico consapevole”.
Anche il cinema di Zemeckis è fantastico e perfettamente consapevole di esserlo. Ma al contrario di visioni che prevedono nella fiaba la completa evasione dalla norma, Zemeckis ha sempre visto il racconto di fantasia come l’estensione diretta di una lettura dell’umano, delle sue paure, della sua fragilità intima, della sua dipendenza.

 

Filmtv.press. Robert Zemeckis è un autore coraggioso. Ha coraggio perché, mescolando live action e stop motion, racconta una storia di intolleranza e riscatto (tristissima, ma edulcorabile) senza evitarne i lati oscuri, erotici e nevrotici: Benvenuti a Marwen non è una commedia, non è pacificante, non descrive, nonostante il suo mondo fatto di bambole, una fuga in un regno della fantasia nel quale si aggiustano i torti subìti nella vita reale. (...) Zemeckis ha coraggio perché si tuffa dentro la testa di Hogancamp, nelle sue ossessioni più violente: ci sono torture, scontri a fuoco, morti, ragazze che sembrano uscite da un film di Quentin Tarantino più che da “Barbieland”. Le protagoniste sono loro, e assomigliano tutte alle donne che circondano Mark: la signora del negozio di bambole, la terapista con la gamba artificiale, la nuova vicina di casa per la quale si prende una cotta; vestite da soldatesse russe o da partigiane belghe, sfrontate, gambe e seni in vista, combattono al fianco di Hogie, lo salvano quand’è catturato, lo mettono in guardia dalla strega conterranea Deja Thoris, una spia nazista dai capelli blu che ha il nome della principessa di Marte inventata da Edgar Rice Burroughs e passata ai fumetti, e che nella vita di Mark non ha un corrispettivo umano ma “chimico”.  .

 

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