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La Donna dello Scrittore - Transit, Christian Petzold

di Christian Petzold, Francia 2018, 101′, con Franz Rogowski, Paula Beer, Godehard Giese, Lilien Batman, Maryam Zaree.

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Le truppe germaniche hanno raggiunto Parigi e ora scendono verso il sud della Francia. Georg, un rifugiato tedesco, è riuscito a raggiungere Marsiglia. Ha con sé i documenti, un visto per l'ambasciata messicana e il manoscritto di un romanzo di Weidel, uno scrittore che si è suicidato temendo di essere catturato. Georg ha assunto la sua identità ed ora è alla ricerca di un passaggio su una nave americana. Ma l'incontro con Marie, una giovane donna che è in cerca del marito scomparso e che nel frattempo si è legata a un medico, muta i suoi progetti.

Premi

In concorso Festival di Berlino 2018.

Giovedì 8 novembre 2018 ore 20:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Venerdì 9 novembre 2018 ore 20:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Sabato 10 novembre 2018 ore 20:00
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Domenica 11 novembre 2018 ore 20:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Martedì 13 novembre 2018 ore 21:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65
Mercoledì 14 novembre 2018 ore 21:30
€6,00 Intero / €4,00 Ridotto under 26 e over 65

Recensioni

Quinlan.it. «Ich hab’ keine Lust auf historische Filme mehr, keine richtige» (non sono più dell’umore per i film storici, non per quelli veri). Eppure è un film storico La donna dello scrittore. Un film storico vero, verissimo. Però è anche altro. Riecheggia persino l’amour fou di Fino all’ultimo respiro. Crea una sorta di ucronia sospesa, in bilico tra sogno e realtà. È un manifesto politico, un monito morale, una (doverosa) lezione di storia. È un film di fantasmi. Di un grande fantasma che aleggia sull’Europa, un orrore che in molti fanno finta di non vedere, di non percepire.
Sorprendentemente stratificato, La donna dello scrittore è il contraltare oscuro della dimensione fiabesca delle ultime opere di Kaurismäki. Come il cineasta finlandese, Petzold agisce sulla realtà, la plasma a proprio piacimento, ma non la tradisce mai. La coesistenza di diversi (ma pericolosamente coincidenti) piani temporali di La donna dello scrittore, coi rifugiati di oggi che interagiscono coi fuggiaschi/rifugiati della Seconda guerra mondiale, non è diversa dai colori pastello e dalla musica country che avvolgono l’esule siriano de L’altro volto della speranza o dalla rete di solidarietà capitanata dal lustrascarpe Marcel Marx di Miracolo a Le Havre.

 

Filmtv.press. Il melodramma è naturale, qui, perché è il genere della separazione, del desiderio frustrato, dell’essere in transito sempre. Petzold lo esalta stringendo il campo: fa accadere tutto il possibile intorno a un gruppo ristretto di personaggi (Georg, giunto a Marsiglia, è subito scambiato dalla moglie dello scrittore per il marito; il medico che cura il figlio della vedova è l’amante della donna...), fa vivere ognuno due volte, tenta ogni regime combinatorio di possibile speranza, come se la Storia fosse piccola, forse raccontata dal manoscritto di Weidel, forse raccolta al bancone di un bar. Come se fosse a misura di uomini. È anche questo, questo magnifico film: lo scacco di ogni piccolo racconto d’amore, di ogni possibile storia di transito, nell’incedere ciclico e ottuso della Storia dell’uomo. 

 

Mymovies.it . Christian Petzold è entrato in contatto diversi anni fa con il romanzo omonimo di Anna Seghers grazie ad Harun Farocki, suo cosceneggiatore che, nato nei Sudeti nel 1944 da genitori profughi, era particolarmente interessato al soggetto. Il protagonista del libro era un comunista che cercava temporaneo rifugio in una 'zona libera'. Quando però è giunto il momento di realizzare il film Petzold ha sentito la necessità di spostare la vicenda nel presente. Il film, evitando la ricostruzione d'epoca, offre così una nuova significazione alla storia. In tempi di risorgenti nazionalismi mostra come la lezione della Storia potrebbe essere facilmente dimenticata per farci ripiombare in un passato purtroppo perfettamente riproducibile.

 

IlSole24Ore. Lo spunto principale del lungometraggio non è però la guerra quanto il fuggire dal proprio Paese in cerca di una vita migliore: i migranti di oggi, che lasciano terre d'origine che ci sembrano molto lontane, ne «La donna dello scrittore» sono i cittadini dell'Europa occidentale che pagherebbero qualsiasi prezzi pur di allontanarsi da un mondo che non riesce a offrire loro più nulla. Il risultato è un melodramma spiazzante, con cui Petzold torna anche a proporre una riflessione sul tema dell'identità dopo «Il segreto del suo volto» (2014). Tratto da un romanzo di Anna Beghers, è un film che non può lasciare indifferenti, tanto per la sua portata concettuale quanto per la raffinata realizzazione.

 

Taxidrivers.it. Intervista a Christian Petzold.

Per sua natura La donna dello scrittore è un film meno esplicito di altri tuoi lavori. Il suo essere immerso in una sorta di limbo esistenziale, e quindi narrativo, lascia allo spettatore il compito di completare taluni passaggi della storia, assegnandogli significati e motivazioni. Tale processo fa si che il film coinvolga in prima persona chi lo guarda. Sei d’accordo con questa interpretazione, e mentre lo scrivevi hai pensato a questa possibilità?

Mi piace quando lo spettatore partecipa attivamente e non insegue solo strani sogni. Io stesso sono prima di tutti uno spettatore, vado regolarmente al cinema, non più come prima, ma ancora molto spesso. E mi piace quando sono considerato seriamente come spettatore al pari dei protagonisti.

Leggi tutta l'intervista.

Futuro random

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