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La Convocazione, Enrico Maisto

di Enrico Maisto, Italia 2017, 54′, con ---

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Milano, Palazzo di Giustizia. Sessanta cittadini, estratti a sorte da un sistema informatico, prendono posto nell'aula in cui si celebrano i processi della II sezione della Corte d'Assise d'Appello. Fortuiti candidati, i sessanta passeranno un giorno intero fra le pareti rivestite d'onice, in attesa di sapere se, aldilà della propria volontà, saranno scelti dal Presidente della Corte per assurgere a un ruolo di cui molti non conoscevano nemmeno l'esistenza, il ruolo di giudice popolare.

Premi

Premio Solinas al 50mo Festival dei Popoli.

Mercoledì 7 febbraio 2018 ore 21:00
Incontro con il regista Enrico Maisto
€6,00 Intero

Recensioni

Note di Regia. Se si guarda con attenzione alle tante immagini di cronaca giudiziaria che negli anni si sono accumulate, anche soltanto nei telegiornali, a margine del fotogramma si scorgeranno loro, i giudici popolari, questi sconosciuti che per volontà del caso hanno contribuito in forma anonima alla storia di tanti processi, per poi ritornare alle proprie vite. Un flusso costante che continua a coinvolgere molti, ma che rimane tutt'ora pressoché ignoto: chi sono? Che peso hanno? Cosa porteranno delle loro opinioni e convinzioni personali al momento di decidere la sentenza? La giuria intende raccontare, attraverso il momento della selezione dei giudici, proprio quel contesto umano e relazionale da cui scaturiranno i giudizi di condanna o assoluzione.

 

Il manifesto. All'inizio è quasi un sussurro, frammenti di frasi, conversazioni banali, parole solitarie che fluttuano qua e là mischiate a esitazione, a qualche punto interrogativo, l'atmosfera che accompagna ogni attesa. Chi sono quelle persone, giovani e meno giovani sui cui volti, e tra quelle parole, si sofferma lo sguardo dell'autore delle immagini? Sono loro, dunque, i giudici popolari, i protagonisti del film prima e dopo, quando cioè vengono convocati, nel tempo che li separa dal colloquio per la selezione ultima e col giuramento dei sei giudici popolari scelti insieme a supplenti e a sostituti addizionali.

Maisto nell'unità di luogo mantiene sempre (con l'uso di multi-camere) la dimensione corale: non ci sono interviste, nessuno dichiara al microfono qualcosa, le ore scorrono e con essere prende forma una relazione che interroga il rapporto tra l'individuo (il cittadino) e la giustizia e che e apre anche alcuni squarci sulla consapevolezza del nostro passato recente dentro e fuori quell'aula di tribunale.

Il punto di vista dell'autore sin dichiara in questa narrazione polifonica affidata però alle immagini in primo piano (il montaggio è di Valentina Cicogna e Veronica Scotti) e a un suono (magnificamente composto da Massimo Mariani) che cresce progressivamente fino a essere anch'esso protagonista, espressione centrale di delle esitazioni e delle ansie tra chi vi prende parte. È una scelta forte, che diventa poetica e nel confronto con una materia complessa, senza imporvi letture univoche, riesce a rendere la dialettica di partenza, pubblico/privato e le domande che provoca cinema.

Futuro random

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